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Mps, Tononi vede la Bce «Fusione inevitabile»

Il mandato di Massimo Tononi alla presidenza del Montepaschi è chiaro: realizzare l’aggregazione, senza indugi. Tuttavia — ha spiegato ieri alla sua prima conferenza stampa dopo l’arrivo a Siena, tre giorni fa — «per un’aggregazione ci vuole tempo». E un partner finora non è stato individuato. L’orizzonte temporale si conferma così il 2016, ha spiegato il 51enne banchiere. La Borsa ha reagito male, con il titolo crollato a 1,48 euro (-8,6%) nonostante non ci siano state nei giorni scorsi indicazioni a favore di un’accelerazione nel risiko bancario da parte della banca guidata dall’amministratore delegato Fabrizio Viola.
Dalla fusione non si prescinde. «Ho incontrato la Bce la settimana scorsa, un incontro di cortesia perché era doveroso presentarmi. L’indicazione della Bce non è cambiata, l’aggregazione è un percorso che va assolutamente perseguito». Ma la ricerca del partner, cui lavorano gli advisor Ubs e Citi, segna il passo. «Ad oggi non ci sono manifestazioni concrete di interesse», anche perché c’è da attendere prima l’esito degli Srep, l’esame Bce sulla solidità patrimoniale e il presidio dei rischi. «E le aggregazioni sono operazioni complesse anche senza Srep». Ad ogni modo «me ne occuperò in prima persona», ha puntualizzato Tononi ricordando i suoi 20 anni da investment banker in Goldman Sachs. Per il partner «abbiamo guardato e continuiamo a guardare anche all’estero». Ma diversi osservatori indicano ancora come possibile un’aggregazione Mps-Ubi. Non solo la Bce vuole la fusione. La chiedono i soci «significativi», cioè Fintech, Btg Pactual, Fondazione Mps, Axa, Falciai. E anche il governo: «Ho incontrato il ministro dell’Economia (Pier Carlo Padoan, ndr) ma non ho ricevuto nessun mandato né investitura. È stato un incontro di cortesia, io ho anche lavorato lì da sottosegretario. Il desiderio è che Mps adempia alle richieste del regolatore e rappresenti un fattore di stabilità del sistema finanziario. E noi ci riconosciamo in pieno in questi desiderata. Intanto portiamo avanti il piano industriale, che prescinde da questa ipotesi. La banca è tornata ad essere sana, patrimonialmente robusta, con solida liquidità, con un conto economico in miglioramento, nonostante il rimborso degli aiuti di Stato», ha detto Tononi. «Mps è diventata una public company, ed è molto impegnativo perché significa affrontare il giudizio del mercato tutti i giorni».
Prima della fusione potrebbe arrivare la sistemazione della pesante partita del derivato Alexandria con la giapponese Nomura, anche questa voluta dalla Bce: «Le discussioni proseguono, sono complesse. Ma noi stiamo perseguendo una soluzione positiva. L’ottimismo della volontà c’è». Tempi brevi invece per la sostituzione del cfo Bernardo Mingrone, passato in Unicredit: «Sarà una scelta interna».
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