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Mps, il Tesoro frena Selvetti e spinge per Papa o Innocenzi

MILANO — I consulti di ieri tra il Tesoro e i partiti della maggioranza sul nuovo vertice del Monte dei Paschi non hanno prodotto una linea condivisa sulla lista del futuro cda, da presentare entro giovedì, 25 giorni prima dell’assemblea del 6 aprile. Il nodo, da sciogliere oggi o domani, riguarda l’amministratore delegato. L’asse tra Pd e M5s confluiva sull’ex Creval Mauro Selvetti. Il Tesoro, cui fa capo il 68% della banca senese, caduta l’iniziale ipotesi di Alberto Minali, avrebbe rilanciato con due nomi di spicco: l’ex dg di Unicredit Gianni Franco Papa e l’ex di Ubs e Carige Fabio Innocenzi.

L’esito della contesa è incerto, perché i partiti di maggioranza da una settimana avevano concordato su otto nomi per il prossimo cda e sono rimasti spiazzati dalla mossa di via XX settembre. Specie nei M5s, che da mesi rivendicano un ruolo forte nel futuro del Monte: anche a fronte del fatto che per gli altri rinnovi di cda delle grandi partecipate statali da decidere entro marzo (Eni, Enel, Poste, Terna, Leonardo, Enav) non si profilano grandi discontinuità operative.
Oltre a Selvetti, l’asse Pd-M5s ha proposto come presidente Francesca Bettio, docente di Politica economica a Siena esperta di uguaglianza di genere; e come consiglieri l’ex procuratore generale di Milano Felice Isnardi, l’avvocato di Roma Bernardo De Stasio, l’imprenditore del fintech Domenico Crapanzano, Giuliana Borrello, più gli uscenti Nicola Maione e l’economista ex rettore dell’Università senese Angelo Riccaboni. La lista si affiancherà ai tre nomi proposti dai rappresentanti del mercato: dovrebbe depositarli entro giovedì il Comitato dei gestori, appoggiato da Generali che ha circa il 5% della banca senese.
Qualche dubbio, nei corridoi del Tesoro, era sorto su Selvetti, 60 enne che dopo il diploma di ragioneria entrò in Creval nel 1981 salendo tutti i gradini del piccolo istituto valtellinese. Un anno fa i fondi nuovi azionisti a Sondrio lo disarcionarono, dopo che aveva portato a termine un aumento di capitale da sette volte il valore di Borsa. Dietro le quinte si racconta che il Tesoro preferisse un banchiere più in rapporti con la Bce e con la Commissione Ue, da cui dipendono gli aiuti di Stato erogati a Mps, situazione temporanea che l’Italia s’è impegnata a chiudere entro il 2021 riprivatizzando la banca. L’operazione passa per una fusione, per diluire la quota del Tesoro in un altro polo. Più facile dirlo che farlo, specie nell’attuale fase: ieri in Borsa Mps ha perso l’11,9%, tornando a 1,34 miliardi di capitalizzazione. A quanto risulta il Tesoro, insieme ai cacciatori di teste attivi sul dossier, nelle ultime ore ha ritenuto di rispolverare due curricula almeno altrettando robusti di quello di Selvetti. Il primo è Papa, pensionato da Unicredit un anno fa da direttore generale, dopo 39 anni in banca, gli ultimi tre passati come alter ego italiano dell’ad Jean Pierre Mustier. L’altro è Innocenzi, vecchio regista del Banco Popolare, poi capo di Ubs in Italia dal 2011 al 2018, infine a Carige dove ha appena gestito la ristrutturazione.
Chiunque la spunti, al Monte non vincerà un biglietto della lotteria: a partire dalla retribuzione, vincolata dai paletti della legge sugli aiuti di Stato, e che all’ad uscente Marco Morelli ha riconosciuto nel 2019 446 mila euro (+0,7% sul 2018). Dovrà gestire la cessione – imminente – di 10 miliardi di crediti deteriorati ad Amco, e subito dopo la riscrittura del piano industriale Mps, dato che quello redatto con l’antitrust europeo nel 2016 è del tutto superato. In parallelo, il nuovo capo dovrà mettere in vetrina una banca che non ha quasi più gioielli (marchio a parte), e tentare una fusione in cui, in ogni caso, il Tesoro materializzerà la perdita di gran parte dei 7 miliardi investiti nel 2017.
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