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Mps, tagliati 5.500 posti e 600 filiali A settembre il ritorno a Piazza Affari

Marco Morelli non lo nasconde: il salvataggio di Mps «l’abbiamo portato a termine ma non era affatto scontato che finisse così». Presentando il piano di ristrutturazione approvato martedì dalla Commissione europea con il via libera fino a 5,4 miliardi di «ricapitalizzazione precauzionale», cioè di aiuti di Stato, il primo pensiero dell’amministratore delegato è per i dipendenti: «La banca ha dimostrato di sapere reagire e gestire un periodo complicatissimo, non credo che ci siano esempi in Europa di grandi aziende nelle quali siano accaduti eventi come quello che Mps ha vissuto, negli ultimi nove mesi ma anche da più tempo».

Non hanno aiutato le nuove regole europee sulle banche: «Abbiamo vissuto scene da pronto soccorso, gestito un’emergenza continua, arrivavano richieste da soggetti molto diversi (Ue e Bce innanzitutto, ndr ), ognuno dei quali poneva termini molto stretti per dare risposte. È un processo molto articolato, pesante, che deve mediare istanze molto differenti, come concorrenza e coefficienti patrimoniali. Se funziona o meno val la pena di dirlo fra un po’ di tempo».

Ormai è passata. Adesso la banca, continua Morelli, «può riappropriarsi delle quote di mercato e delle masse che ha perso. I nostri concorrenti hanno approfittato per prendersi clienti e depositi anche con mezzi non convenzionali, diffondendo informazioni non particolarmente corrette», con il risultato di un calo di 26 miliardi nella raccolta commerciale nel 2016. Il piano quinquennale concordato con Bruxelles è «prudenziale, con target realistici»: utile netto di 1,2 miliardi al 2021, redditività superiore al 10%, patrimonio solido (cet 1 al 14,7%), sopratutto grazie ai risparmi di costi, con 5.500 dipendenti in meno in totale e 600 filiali chiuse. Nel dettaglio, 4.800 uscite saranno prepensionamenti coperti con il Fondo di solidarietà, 450 sono legate alla cessione o chiusura di attività (le banche estere), 750 sono turnover fisiologico a fronte dei quali sono previste 500 nuove assunzioni. «Consideriamo positivo l’intervento dello Stato perché ha evitato il peggio», ha commentato il segretario generale della Fabi, Lando Sileoni. «Chiediamo che il piano sia gestito in maniera morbida e condivisa attraverso uscite volontarie».

Una spinta fondamentale al piano arriverà dalla pulizia radicale delle sofferenze, con 26,1 miliardi di euro che passano al Fondo Atlante al 21% del valore nominale («la più grande cartolarizzazione in Europa» secondo il ceo di Quaestio sgr, Paolo Petrignani, gestore di Atlante) e altri 2,5 miliardi di npl da cedere per altre vie. Al tandem Quaestio-Cerved passerà anche la piattaforma di Mps per la gestione degli npl, Juliet: ieri è stato siglato l’accordo per una trattativa in esclusiva.

Sul fronte industriale si punterà alla digitalizzazione sfruttando l’esperienza della banca online Widiba, che avrà un ruolo «fondamentale». Risparmi di costi ci saranno anche dal taglio degli stipendi dei primi 5 top manager, non oltre dieci volte la media dei dipendenti, a 460 mila euro lordi. Per Morelli la riduzione sarà del 70%.

Il primo obiettivo di Mps adesso è il ritorno in Borsa: Morelli lo prevede per la seconda metà di settembre, dopo l’offerta di scambio ai 40 mila obbligazionisti retail che vedranno convertiti i loro bond subordinati per 1,5 miliardi di euro in azioni. Se aderissero tutti i risparmiatori coinvolti, il Tesoro si ritroverà ad avere il 70% circa di Mps (dall’iniziale quota del 53-54%). Il resto sarà in mano agli investitori istituzionali detentori di bond subordinati, tra i quali Generali («avrà un ruolo importante», ha detto Morelli, visto che convertirà al 75% bond per 400 milioni nominali). Ai vecchi soci resterà appena il 2-4% del capitale.

Fabrizio Massaro

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