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Mps taglia senza la firma della Cgil Sì a 2.100 esuberi, ora i Monti-bond

Alessandro Profumo e Fabrizio Viola incastrano un tassello fondamentale del piano di ristrutturazione del Montepaschi. Mercoledì notte è stata raggiunta l’intesa con i sindacati sugli esuberi, nella versione rivista dopo la rottura delle trattative. L’accordo non è stato firmato dalla Fisac-Cgil, che all’interno del Montepaschi è stata tradizionalmente una delle sigle più forti, e da Dircredito. «Un grosso errore di valutazione» per Profumo.
L’intesa firmata nella notte prevede il passaggio di 1.100 dipendenti, per i quali era stata decisa l’esternalizzazione tout-court, a una nuova società in cui il Monte manterrà una quota, e 1.000 uscite volontarie incentivate. È stata inoltre confermata l’intenzione di rinnovare il contratto integrativo. Nella versione originale erano 2.360 i dipendenti del back office di Rocca Salimbeni per i quali era prevista l’uscita dalla banca. Ora sono la metà. I sindacati avevano chiesto però a Profumo anche delle garanzie per questi lavoratori: innanzitutto il contratto del credito a cui si è aggiunto su sollecitazione della Fabi l’obbligo di mantenimento dei livelli occupazionali. Entrambe le richieste sono state accolte.
«Riteniamo che l’accordo definisca un’equa distribuzione dei sacrifici — hanno commentato in una nota congiunta Fabi, Fiba, Ugl e Uilca —, stringenti garanzie per il personale che lascerà il servizio e garanzie occupazionali senza limiti temporali e di area contrattuale, tra le migliori del settore, per i lavoratori oggetto di esternalizzazione». Profumo ha riconosciuto che «c’è stato grande senso di responsabilità da parte delle organizzazioni sindacali».
L’ipotesi di accordo raggiunta mercoledì è stata illustrata ieri al consiglio d’amministrazione di Rocca Salimbeni, che in una nota ha confermato alla luce della firma tutti gli obiettivi di riduzione di costi previsti dal piano industriale messo a punto dall’amministratore delegato Viola, che per il solo personale erano stati indicati in 166 milioni di euro. Nel corso della riunione il vicepresidente, Turiddo Campaini, ha comunicato le dimissioni dalla carica (non dal consiglio) motivandole con gli impegni alla Unicoop Firenze, di cui è presidente. Campaini ha accompagnato le dimissioni con una lettera al management in cui afferma di condividere le linee guida del piano.
Il board ha inoltre convocato per il 25 e 26 gennaio l’assemblea straordinaria per procedere alla sottoscrizione dei Monti Bond per 3,9 miliardi di euro. Si tratta di 500 milioni in più rispetto alle previsioni originarie. Profumo ha ammesso che questo incremento potrebbe richiedere un passaggio ulteriore a Bruxelles sul piano industriale. «Dovremmo discutere con la Commissione — ha spiegato Profumo —. Quando la Commissione europea approva questi piani di supporto pubblico apre una fase di valutazione che dura sei mesi». Intanto da Francoforte è arrivato ieri il parere della Bce sui Monti-Bond richiesto dal ministero dell’Economia, in cui l’Eurotower fa sapere che «l’opzione che permette a Mps di pagare le cedole dei bond attraverso l’emissione di nuove azioni a favore del ministero dovrebbe essere preferita all’ipotesi di emissione di nuove obbligazioni». Per Profumo, tuttavia, «l’opzione migliore per ripagare i Monti Bondi è quella per cassa, cosa che non può avvenire in questo esercizio». Ma ogni decisione è prematura: «Nel momento in cui ci saranno realmente tutti i passi effettueremo le valutazioni anche considerando i diversi punti di vista delle autorità».

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