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Mps svaluta la quota Bankitalia

Il Montepaschi segna una perdita di poco inferiore alle attese nei primi nove mesi dell’anno, 518,3 milioni, di cui 183,3 milioni nel solo terzo trimestre (rispetto a un’attesa di -155). Ma registra anche qualche segno positivo sul fronte dei ricavi, nel margine di interesse (+4,1% a 1,590 miliardi) grazie anche a una forte sterzata nei costi, scesi dell’11,4% nei nove mesi. Un quadro che consente all’amministratore delegato, Fabrizio Viola, di sostenere che «la banca da mesi ha imboccato un riequilibrio con un graduale recupero di redditività sostenibile», secondo le linee del piano di ristrutturazione concordato con la Ue. «Il terzo trimestre è stato importante». Solo un anno fa nei nove mesi il rosso era stato di 1,6 miliardi. Certo la perdita c’è ancora, e ad appesantirla è stata anche la cedola pagata sui 4,07 miliardi di Monti bond, pari a 238 milioni. Ma la banca ha anche beneficiato per 70 milioni del taglio dei tassi sul costo dei 28 miliardi presti a prestito dalla Bce con i finanziamenti Ltro, ha spiegato il direttore finanziario Bernardo Mingrone, che la banca ha in programma di rimborsare integralmente.
Ci sono altri fattori che Viola ha inteso vantare, come l’aver centrato in anticipo di due anni l’obiettivo della chiusura di 400 filiali e l’aver ridotto di quasi il 50% i dipendenti, 3.70 sugli 8.000 concordati con la Ue, una volta che sarà finalizzata l’esternalizzazione del back Office (mille dipendenti).
Pesano comunque ancora le sofferenze (18,5%): Mps ha rettificato 1,54 miliardi di crediti nei nove mesi (511 milioni sono nel trimestre). Il totale dei crediti deteriorati è salito a quota 20 miliardi. A ridursi, invece, è il rischio del portafoglio finanza, che contiene i Titoli di Stato e i derivati, sceso a 37 miliardi.
A livello di patrimonio, con i Monti bond, il core tier 1 è salito all’11,1% (dall’11%) nonostante la svalutazione applicata alla quota del 2,5% detenuto nella Banca d’Italia a 188 milioni. La mossa è costata 228 milioni di euro ma è stata necessaria per adeguare il valore alle stime della stessa Via Nazionale, tra i 5 e i 7,5 miliardi. La precedente valutazione, che risaliva all’inizio del 2008, era di 432 milioni, per un valore complessivo dell’Istituto pari 17 miliardi. La perdita in Bankitalia è stata comunque compensata dal calo degli spread, che hanno avuto effetti benefici sul valore dei titoli di Stato in portafoglio.
Da oggi tutti gli occhi del mercato saranno puntati sull’aumento di capitale che l’istituto senese dovrà portare a termine entro il 2014 per rimborsare almeno 3 dei 4 miliardi di Monti bond, pena la nazionalizzazione di fatto della banca. Ancora non si sa quando si potrà convocare l’assemblea, visto che manca il via libera formale di Bruxelles, atteso per fine mese. Da allora si potrà partire. Le finestre, ha ricordato Viola, sono tre: Gennaio, giugno e ottobre, sebbene quest’ultima l’abbia definita «un’opzione teorica, perché con il termine fissato entro il 2014 per l’aumento più passa tempo e più è difficile». Sulla scelta peseranno anche le scelte del primo socio, la Fondazione Mps, che deve vendere buona parte del suo 33,4% per ripagare i debiti, e dunque ha bisogno di più tempo per trovare un compratore prima che il lancio dell’aumento faccia svilire il valore del titolo. Ieri intanto il consiglio ha cooptato tre consiglieri: Marina Rubini al posto di Tania Groppi, Marco Miccinesi al posto di Turiddo Campaini e Daniele Discepolo al posto di Michele Briamonte. «Sono molto contento: abbiamo ricomposto il consiglio di amministrazione con persone di alta professionalità e grandissima qualità», ha commentato il presidente di Mps, Alessandro Profumo.

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