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Mps supera l’asticella del quorum

Richiesta formale di chiarimenti da Consob – Egidi candidato per il cda
Il momento della verità sarà domattina alle 9,30, ma ieri il quorum del 20% del capitale necessario per costituire validamente l’assemblea del Monte sembrava virtualmente raggiunto. Merito, essenzialmente, della componente retail dell’azionariato della banca; il lavoro congiunto di Morrow Sodali nella sollecitazione deleghe e la mobilitazione della rete della banca, che ha distaccato una ventina di funzionari alla causa, sarebbe riuscito a mobilitare oltre 15mila piccoli soci.
Il contributo a livello di capitale sarebbe nell’ordine di almeno 7-8 punti percentuali: unito all’apporto dell’11% dei soci noti (Tesoro, Axa, Fintech, Millenium partecipazioni e Fondazione Mps) e al 4-5% atteso da parte degli istituzionali esteri, dovrebbe consentire di aprire i lavori con tutto il capitale che serve, e forse anche di più. Anzi, la valanga di deleghe giunta nelle ultime ore, decisamente superiore alle aspettative, ha complicato il lavoro dello staff della banca, impegnato a registrare migliaia di posizioni in poche ore in modo da aver tutto pronto per domani. Grandi assenti, invece, i fondi hedge che hanno innescato la volatilità del titolo nelle ultime settimane: nonostante l’elevata esposizione sulla banca e tutto l’interesse al buon esito dell’assemblea, con ogni probabilità diserteranno in massa.
Sempre in vista dell’assemblea di domani, ieri un altro tassello è andato a posto: la Fondazione Mps ha sciolto le riserve sul consigliere destinato a prendere il posto di Massimo Tononi, presidente dimissionario. Si tratta di Massimo Egidi, professore di Economia presso alla Luiss (di cui è stato rettore dal 2006 fino al mese scorso) e membro del cda di Telecom Italia dal 2011 al 2014. «Considerato l’alto profilo della candidatura, si auspica che sul nominativo possa convergere il consenso di altri soci», si legge in un comunicato dell’ente presieduto da Marcello Clarich, che ieri ha deliberato la candidatura in deputazione amministratrice.
Fin qui gli adempimenti. Per quanto riguarda invece la ricapitalizzazione da cinque miliardi che verrà sottoposta al voto – quasi scontato il «sì» pur a valle dello sfogo di decine di azionisti – si attendono chiarimenti dal ceo Marco Morelli visto anche il pressing a riguardo della Consob: ieri, a quanto si apprende, dall’authority sarebbe partita una richiesta formale e già per stamattina si prevedono alcune prime comunicazioni ufficiali da parte della banca. Un fatto è certo: determinante per il successo dell’operazione sarà la conversione dei bond, da cui Jp Morgan e Mediobanca, capofila del consorzio di garanzia, puntano a incassare almeno un miliardo: ieri i titoli subordinati, già sotto i valori di conversione, sono ulteriormente calati in una giornata in cui anche le azioni della banca hanno perso il 2,7%.
Intanto Fitch ha tagliato il viability rating da tripla C a singola C e ha lasciato invariati i rating a lungo (B-) e a breve termine (B). Il taglio del viability rating, che misura la solvibilità intrinseca della banca a seguito dell’offerta di conversione volontaria degli undici bond subordinati emessi per un controvalore stimato di 3,4 miliardi: il motivo è che Fitch considera l’offerta come «scambio di debito in sofferenza».

Marco Ferrando

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