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Mps sugli scudi in Borsa per le voci di fusione e di interesse dei coreani

Monte dei Paschi torna a sfidare la gravità borsistica per il ritorno degli acquisti di investitori istituzionali, specie italiani. Continuando il movimento iniziato giovedì, seppur con volumi inferiori, la banca senese ha guadagnato un altro 5,88%, riportandosi vicino a 0,51 euro. Mercoledì – nel dichiarare una perdita 2014 da 5,3 miliardi dopo 7,8 miliardi di altri accantonamenti su crediti e l’incremento fino a 3 miliardi della ricapitalizzazione prevista a giugno – l’azione valeva 0,43. Il quesito degli operatori, all’osso, è uno solo: se realmente la pulizia dei conti (un mantra già sentito a Siena e che ha prodotto 15 miliardi di perdite dal 2011) fosse conclusa, potrebbe esserci spazio per la risalita dei profitti e dell’azione?

Questo ha spinto Exane Bnp Paribas ad alzare il giudizio (outperform), perché Mps è «troppo a buon mercato per ignorarla». Per Banca Imi invece serve comunque una fusione perché Mps trovi una redditività che ripaghi il costo del capitale. In generale c’è la sensazione di avere scampato il pericolo che la Bce mettesse in forse la piena operatività del gruppo: mentre la nuova e più gravosa contabilità incorpora il necessario placet della vigilanza europea. Per questo il Consiglio direttivo della Bce, in agenda domani, dovrebbe dare il sospirato nulla osta al piano di rafforzamento patrimoniale da 3,2 miliardi che colmi il deficit emerso nei test di ottobre.
In questa situazione pochi hedge fund che vendevano allo scoperto tornano a ricoprirsi, mentre i fondi che da mesi trascuravano Siena si riaffacciano; e ogni rumor alimenta nuova fiducia: anche quelli estemporanei, come una vicina fusione a due o a tre con le popolari di Verona e Bergamo, o l’interesse del colosso delle gestioni coreano Hanwha ad investire fino a 6 miliardi (più della capitalizzazione e dell’aumento Mps insieme). In attesa di compratori, ineludibili, le prossime tappe sicure saranno il 4 marzo, con l’esame del bilancio al cda e la convocazione dell’assemblea straordinaria per l’aumento, in sincrono con quella in programma il 14 aprile sui conti.
Proprio Mps, che ha maggiori problemi con i crediti, sarebbe agevolata dalla nascita di una bad bank, per ripulire i libri delle banche in Italia. Parlando al Financial Times, il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, ha detto che «le sofferenze sono un tema centrale, ma non si può sottovalutare la legge sugli aiuti di Stato, che rende piuttosto difficile la costituzione di un veicolo finanziato dal pubblico». Più probabili, per Rossi, una serie di norme per accelerare il recupero giudiziario dei crediti e migliorino gli incentivi fiscali per svalutare quelli in mora. In serata si è poi espressa S&P, per cui la riforma delle popolari «potrebbe favorire un maggiore e più rapido consolidamento di settore», ma non avrà impatti a breve sui rating delle banche coinvolte.
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