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Mps Stretta dei soci su Viola e Profumo

Nelle intenzioni dell’amministratore delegato Fabrizio Viola e del presidente Alessandro Profumo, l’assemblea di Mps di oggi dovrebbe essere l’ultimo atto della vecchia storia della banca. I soci dell’istituto senese, a cominciare dalla impoverita Fondazione Mps, approveranno un bilancio con un rosso enorme, 3,17 miliardi, seconda maxiperdita consecutiva dopo i 4,6 miliardi del 2011, e voteranno l’azione di responsabilità contro l’ex presidente Giuseppe Mussari e l’ex direttore generale, Antonio Vigni, considerati principali responsabili dei buchi emersi con le operazioni in derivati come Alexandria e Santorini. Citati insieme con loro anche gli istituti esteri Nomura e Deutsche Bank, cui sono stati chiesti 1,2 miliardi di euro di risarcimento danni.
Grandeur addio
Si chiude così definitivamente il capitolo della grandeur di Mps che ha portato all’acquisto — poi rivelatosi sconsiderato — di Antonveneta per 9 miliardi in contanti. Segno del destino, la banca padovana ha cessato di esistere come entità legale alla mezzanotte scorsa, in seguito all’incorporazione in Mps.
Archiviata l’assemblea, a Siena si guarderà al futuro. Il titolo si è leggermente ripreso dal crollo successivo ai conti 2012 definiti «di svolta e pulizia» e che hanno visto emergere svalutazioni di crediti in sofferenza e accantonamenti per 2,67 miliardi: Mps in Borsa era scesa a 0,1798 euro, mentre venerdì 26 ha chiuso leggermente sopra i 20 centesimi. È comunque un valore minimale per la banca, che di fatto vale circa un quarto del suo attivo tangibile.
I due banchieri chiamati a rimettere in piedi l’istituto hanno di fronte un’agenda fitta di impegni. Entro giugno devono riscrivere il piano industriale in accordo con la Ue per il sì definitivo agli aiuti di Stato: una riscrittura che terrà conto della situazione di crisi, più lunga e profonda di quanto ipotizzato nel 2012.
Campagna cessioni
Viola e Profumo dovranno poi mettere sul mercato le attività non più strategiche: il credito al consumo (Consum.it) è in cerca di un offerente da tempo, e così anche il leasing. Entrambe però drenano raccolta e dunque risultano adesso difficili da vendere. Non a caso Viola ha detto venerdì 26 al Sole 24ore di stare «valutando se sia opportuno prevedere la vendita di altri asset, oltre a quelli annunciati». Il mercato è interessato: a Viola sono già arrivate proposte di acquisto del ramo di Private Banking. L’offerta però è stata respinta dall’amministratore delegato, che sta puntando proprio sul segmento della clientela più ricca rafforzando la rete e reclutando banker come uno dei canali per aumentare la redditività della banca.
Nel 2013 sarà fondamentale realizzare utili soprattutto per pagare gli interessi sui Monti bond, che hanno un rendimento del 9% a favore del Tesoro. Viola sa che deve cercare di contenere il più possibile l’ingresso dello Stato come azionista, eventualità tutt’altro che remota visto che se non ci saranno utili distribuibili, la cedola al Tesoro sarà pagata in azioni. Per Viola non sarebbe un dramma, purché in una posizione di minoranza. Rimane il fatto che, senza utili, fra un anno il Tesoro potrebbe ritrovarsi con circa il 10% di Mps in mano. Un alleggerimento arriverà dalla possibilità di dedurre fiscalmente gli oneri sui Monti bond (a differenza dei vecchi Tremonti bond): questo abbasserà l’esborso effettivo dai 360 milioni nominali. Sicuramente il fatto di remunerare lo Stato non consentirà di staccare cedole a favore degli azionisti privati per diversi anni, e questa situazione contribuirà a tenere depresso il titolo (Exane-Bnp Paribas pronostica addirittura fino al 2019).
Trimestrale attesa
Per questo motivo saranno molto importanti i dati del primo trimestre 2013 attesi a metà maggio. C’è innanzitutto da verificare che cosa sia accaduto sul fronte della raccolta, visto che nei mesi più caldi dello scandalo, a partire da fine gennaio, si è verificata una fuga di capitali di «alcuni miliardi», sebbene poi assorbita. Nel quarto trimestre la raccolta dai conti correnti era diminuita del 3,4%, mentre nell’intero 2012 quella totale si era ridotta del 5,7%. E poi se sia stata imboccata la strada del recupero dei margini, oltre a quella del taglio dei costi realizzata con oltre 2500 uscite di personale già archiviate e 300 filiali da chiudere entro l’anno. Il vantaggio dell’aiuto di Stato è stato comunque nella ritrovata solidità patrimoniale dell’istituto, con un tier 1 oltre l’11%. Ma sostituire la stampellona dello Stato resta la missione più difficile: come recuperare i 4 miliardi entro il 2017, per evitare che lo Stato rinazionalizzi la banca più antica del mondo? Bisognerà appoggiandosi a uno o più azionisti privati, incentivandoli ad entrare anche eliminando il vincolo del 4% all’esercizio del diritto di voto. L’aumento di capitale da 1 miliardo senza diritto d’opzione sarà lanciato nel 2014, ha annunciato Viola, e saranno coinvolti soprattutto investitori istituzionali. Circa il loro profilo, alcuni banchieri d’affari milanesi invitano a guardare soprattutto all’estero, verso Est.

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