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Mps, spunta il piano di sistema Banca divisa tra più acquirenti

Il boccone è troppo grosso da digerire. In ambienti finanziari è ormai convinzione diffusa che il dossier Mps non possa essere risolto schierando una sola banca in campo, ovvero UniCredit. Ed è in quest’ottica che tra i numerosi advisor coinvolti nel risiko starebbe prendendo piede l’ipotesi di valutare una sorta di “spezzatino” della banca senese. Con più interlocutori al tavolo, che verrebbero così chiamati a gestire per la propria parte di asset dell’istituto: si guarda in particolare a UniCredit e Mcc ma lo schema di gioco si allargherebbe potenzialmente anche BancoBpm e Bper fino ad arrivare a Poste.

Piazza Gae Aulenti da tempo è l’indiziato numero uno ma, come già si diceva, pensare che possa farsi carico di Mps da sola appare assai complicato. Il messaggio che circola con insistenza sul mercato vuole che Andrea Orcel guardi prioritariamente a un’operazione con BancoBpm, sia per la presenza delle fabbriche prodotto che per la maggiore concentrazione della rete in un territorio come la Lombardia, dove UniCredit ha spazi importanti di miglioramento. Un’operazione con Siena, insomma, potrebbe essere fatta solo a condizioni che oggi, complice l’eliminazione della norma che vedeva l’innalzamento della soglia delle Dta convertibili dal 2% al 3% degli attivi del soggetto minore coinvolto nella fusione, appaiono lontane, a meno di correttivi sempre possibili.

Ecco perché la banca guidata da Andrea Orcel, ragiona qualcuno, potrebbe muoversi su BancoBpm e Mps salvo poi spartire l’onere di Siena con altri soggetti, tra i quali come detto il Mediocredito Centrale e potenzialmente BancoBpm e Bper.

In questo contesto, infatti, non vanno sottovalutati i desiderata politici per i quali dall’attuale risiko bancario possano emergere tre poli del credito. Ambizione che le recenti manovre, come la prossima ascesa al 9,51% in Popolare di Sondrio da parte di Unipol, non scongiurano in alcun modo. E questo per una ragione ben precisa.

Se la mossa sembra aver allontanato il disegno di un’intesa Bper-BancoBpm, che tuttavia non può essere in alcun modo esclusa – a tal proposito va ricordato che il gruppo Unipol è il principale azionista con una quota vicina al 20% della banca guidata da Piero Montani – è altrettanto vero che sembra avvicinare l’idea di un asse Bper-Sondrio. Lo stesso Carlo Cimbri, ceo del gruppo Unipol, in una recente intervista a Il Sole 24 Ore, aveva sottolineato che questa era «l’ipotesi più naturale», complice la storica vicinanza di Sondrio a «Bper, con cui ci sono diversi aspetti in comune, dal risparmio gestito (Arca sgr, ndr) alla bancassurance» al punto che «se Sondrio decidesse di trasformarsi in Spa sarebbe logico per Bper avviare un dialogo anche perché è un’ottima banca». Popolare di Sondrio non ha ancora avviato questo percorso, ma intanto Unipol si è posizionata. Così come a suo tempo aveva fatto la partecipata Bper che, sfumata l’ipotesi dell’intesa con Ubi, era comunque riuscita a inserirsi nel deal tra Intesa e l’ex popolare di Bergamo rilevando parte degli asset. Schema che, nel caso, potrebbe essere replicato sul Monte. Anche se, va detto, con una differenza sostanziale. Gli sportelli Ubi sono stati rilevati a fronte di un aumento di capitale ma in questo caso non potrebbe mai essere riproposto un ricorso al mercato. Diversamente, una leva che si potrebbe attivare, se fosse possibile far scattare il “purchasing method”, è quella del badwill, ossia dell’utile contabile derivante dall’acquisizione a prezzi di favore, come sarebbe nel caso del Monte visto che ha una capitalizzazione ben più bassa del patrimonio netto.

L’intervento a “più mani”, almeno in teoria, potrebbe trovare una logica soprattutto nel superamento dei limiti Antitrust. In caso di acquisizione della rete Mps, UniCredit infatti avrebbe necessariamente bisogno di un supporto esterno in alcune aree, a partire dal Nord-Est – tipicamente l’ex rete Antonveneta – dove la banca di Orcel è già presente in maniera significativa. Così come l’intervento di Mcc sarebbe prezioso nell’ottica dell’assorbimento della rete nel Sud Italia. Il nodo riguarderebbe forse soprattutto il quartiere generale di Siena, che se andasse a UniCredit potrebbe essere assimilato a una direzione regionale e quindi dovrebbe essere oggetto di un intervento di supporto governativo in termini di esuberi.

L’intervento “allargato” su Mps potrebbe trovare anche un consenso di massima da parte del Tesoro, che da parte sua ha come obiettivo la dismissione della quota e la piena risoluzione dell’affaire Mps. Di certo difficile che Roma possa autorizzare un progetto che non dia sufficienti garanzie sul piano industriale e sociale. Dal punto di vista dei potenziali “benefici fiscali” legati alla trasformazione delle cosiddetta Dta (Deferred tax asset) in crediti di imposta in caso di fusioni bancarie non dovrebbero esserci ostacoli particolari, ma il condizionale è d’obbligo, all’estensione della norma: i benefici potrebbero in teoria essere spartiti proporzionalmente agli asset assorbiti dalle singole entità bancarie coinvolte nel progetto. La questione, d’altra parte, va risolta e in tempi relativamente rapidi stante il richiamo della Ue al Tesoro, che ne detiene il 64%, di rispettare le scadenze concordate che dovrebbero portare alla cessione del controllo di Mps entro il 2021.

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