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Mps soffre in Borsa. La Consob vieta lo short selling

La Borsa punisce Banca Mps. E la Consob vieta la vendita allo scoperto del titolo. Il provvedimento, preso in applicazione dell’articolo 23 del regolamento comunitario in materia di «short selling», dopo che la variazione di prezzo delle azioni Mps aveva superato la soglia del 10% al ribasso, è scattato nel pomeriggio di ieri e resterà in vigore tutto oggi.
Piove dunque in Piazza Affari sul bagnato della banca senese che, archiviata la fase di recupero d’inizio anno, ormai viaggia abbondantemente sotto i 20 centesimi e ieri ha chiuso a 0,1798 euro, limitanto le perdite al 2,81% grazie allo stop delle vendite allo scoperto.
Pesano i conti 2012 del gruppo (-3,17 miliardi) e la relazione del board di Rocca Salimbeni agli azionisti sul punto 4 all’ordine del giorno dell’assemblea del prossimo 29 aprile sull’azione di responsabilità nei confronti dell’ex presidente Giuseppe Mussari e dell’ex direttore generale Antonio Vigni, oltre che di Nomura e Deutsche bank, per le operazioni strutturate Alexandra e Santorini, dove si parla di «danno reputazionale che si è tradotto in pregiudizi di ordine patrimoniale, tra cui in particolare il ritiro di depositi per alcuni miliardi».
Il mercato si domanda se Banca Mps riuscirà a rimborsare 4 miliardi di Monti bond sottoscritti dal ministero del Tesoro. E, complice l’incertezza politica italiana e la volatilità dello spread, gli analisti hanno tagliato le stime. Exane, broker di Bnp Paribas, abbassa addirittura a 0,1 euro il target price sul Mps, ritenendo che il gruppo non riuscirà a restituire i soldi allo Stato prima del 2019 e, di conseguenza, fino a quella data non potrà distribuire dividendo.
«Il nostro piano industriale prevede il rimborso dei Monti bond non solo attraverso l’autofinanziamento generato dalla gestione ordinaria, ma anche con la cessione di asset e un aumento di capitale già approvato», puntualizza l’amministratore delegato Fabrizio Viola. «Le stime degli analisti vanno rispettate e sono per noi ulteriore stimolo a fare meglio e di più. Una reazione come quella di ieri ci può stare, dopo tre giorni di Borsa chiusa e con uno stallo politico in atto – aggiunge -. Ma se il mondo resterà in piedi, come credo, siamo convinti di potercela fare perchè ci sono i presupposti».
Sulla fuga dei depositi, Viola mette i puntini sulle “i”: «Nella relazione abbiamo sottolineato il danno subito dalla banca, come era normale in quel contesto – spiega -. La fuoriuscita di depositi registrata nel mese di febbraio, successiva a un gennaio molto positivo sotto il profilo della raccolta diretta, è stata in parte significativa recuperata dalla performance di marzo, a riprova che la strada imboccata è quella giusta e che la clientela non ci ha tolto la fiducia».
Sul fronte dei rapporti con il territorio, il gruppo presieduto da Alessandro Profumo sta dedicando tempo e impegno, come dimostrano i tanti incontri fatti nelle ultime settimane con imprenditori e operatori economici nelle aree di riferimento. «La risposta è molto positiva», commenta Viola. Allo stesso tempo, la banca allunga il passo sulla strada dell’attuazione del piano industriale, che punta a una redditività del 7% nel 2015. Ma, sulla base delle condizioni di mercato, non è escluso che alcuni passaggi possano essere rivisti, in sintonia con la Commissione europea.
Tra le mosse previste c’è l’aumento di capitale da un miliardo, che l’azionista di maggioranza relativa (34,1%) della banca, la Fondazione Mps, chiede sia posticipato nel tempo il più possibile. Ma che, alla resa dei conti, potrebbe anche essere rafforzato, come estrema ratio prima della nazionalizzazione.

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