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Mps, i soci contro l’azione di responsabilità a Profumo

Nessuna azione di responsabilità nei confronti dell’attuale Cda e degli ex amministratori, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola. L’assemblea degli azionisti del Monte dei Paschi boccia la duplice richiesta proposta dall’azionista nonchè fondo attivista Bluebell. Ad esprimersi contro le due azioni di responsabilità è stata l’intera assemblea dei soci, che ha respinto la doppia mozione con un voto plebiscitario: 97,5 per cento. Il voto contrario di peso, ovviamente, è stato quello espresso dall’azionista di controllo della banca, il ministero dell’Economia, che detiene il 64% del capitale della banca.

Si archivia così il caso della proposta avanzata dal fondo da Giuseppe Bivona, che nei giorni scorsi aveva depositato la preannunciata proposta di azione di responsabilità. La richiesta escludeva quegli amministratori, astenuti, dissenzienti o assenti alla seduta del consiglio del luglio scorso: in quell’occasione, era la desunzione di Bluebell dall’assenza di smentite ufficiali sul tema, che il board presieduto da Patrizia Grieco aveva deciso di non intraprendere le azioni che avrebbero evitato la prescrizione per l’azione di responsabilità verso l’ex presidente Alessandro Profumo cessato dall’incarico nell’agosto 2015.

La tesi di Bluebell è che in tal modo gli amministratori di Banca Mps avrebbero arrecato un effetto pregiudizievole immediato al patrimonio della banca con l’accantonamento di 400 milioni, deciso a novembre pochi giorni dopo la sentenza di condanna in primo grado da parte del Tribunale di Milano nei confronti di Profumo e dell’ex amministratore delegato Viola per false comunicazioni sociali e manipolazione informative. L’assenza di tali motivazioni, che dovrebbero essere pubblicate nei prossimi giorni, sarebbe tra le motivazioni alla base della decisione del Cda.

A ruota, dopo la decisione del Cda, è arrivata la controrisposta di Bivona, secondo cui il futuro deposito delle motivazioni della sentenza farà venire meno «questa motivazione verrà meno alla prossima assemblea per cui si tratta di un voto solo rimandato».

Intanto, l’assemblea della banca, svoltasi a porte chiuse con il rappresentante designato, ha come detto approvato la relazione sulla politica di remunerazione e sui compensi nonché il piano di utilizzo di performance shares a servizio del pagamento di indennità di fine rapporto a favore di personale del gruppo. Via libera dunque al bilancio 2020 chiusosi con una perdita della capogruppo di 1,8 miliardi. L’assemblea ha deliberato di rinviare all’assemblea degli azionisti che sarà chiamata a deliberare le misure di rafforzamento patrimoniale, le decisioni di cui all’articolo 2446 comma 2 del Codice Civile, relative alla riduzione del capitale sociale per tener conto delle perdite pregresse e della perdita dell’esercizio, e di riportare quindi a nuovo la perdita sopra indicata.

La banca rimane come noto in attesa di conoscere il proprio destino, che passa o da un intervento di natura strutturale con l’acquisizione da parte di un partner industriale – per cui si guarda con insistenza a UniCredit – oppure all’intervento dello Stato. La banca risente di uno shortfall di capitale da 1,5 miliardi imputabile in particolare alle «evoluzioni regolamentari», come emerso dalle risposte agli azionisti, e per gli accantonamenti per rischi legali che pesano sullo shortfall stimato per il 29% (435 milioni), oltre all’operazione Hydra con Amco che ha ridotto il patrimonio per il 23% (345 milioni) e alla revisione dello scenario macro per la pandemia per un residuo 15% (225 milioni).

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