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Mps, sì dell’Europa ai bond Un piano entro sei mesi

Ha un accento quasi drammatico, l’annuncio che viene dalla Ue: «La Commissione Europea ritiene che la ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena…sia necessaria per preservare la stabilità del sistema finanziario italiano». Via libera ai cosiddetti «Monti-bond» eredi dei «Tremonti-bond», dunque. Cioè all’operazione di salvataggio pubblico, prevista dalla Legge italiana di stabilità, cui Bruxelles dà ora la sua benedizione, sia pure temporanea e condizionata perché all’istituto senese si chiede entro 6 mesi un nuovo piano di ristrutturazione: Mps, la terza banca in Italia e la più antica al mondo (è nata ai tempi di Colombo, nel 1472) potrà emettere da qui a marzo obbligazioni speciali per 3,9 miliardi, appunto i «Monti bond». Rilevate dal ministero del Tesoro, queste obbligazioni potranno fruttare capitali «freschi», prestiti destinati a raddrizzare la barca. E con l’arrivo dei 3,9 miliardi, per il Monte dei Paschi salirà anche al 9% il «cuscinetto di riserva», il coefficiente di patrimonializzazione prescritto dall’Autorità bancaria europea contro i rischi del debito sovrano, cioè dei titoli emessi da Paesi a rischio di insolvenza: tutte notizie accolte in festa dalla Borsa, dove il titolo del Monte si è ieri impennato del 6%.
Ma la seconda parte dell’operazione-salvataggio, che pure ha avuto il salvacondotto di Bruxelles, è ancora più sofisticata. Quando verrà il momento di pagare gli interessi sui prestiti ricevuti (dovrebbero aggirarsi sul 9,5%), il Monte dei Paschi potrà sempre farlo con le normali cedole. Ma con una facoltà particolare, valevole per i primi due anni più difficili (2012-2013, visto che per il 2014 si spera in un ritorno alla normalità): se chiuderà il bilancio in perdita e non avrà abbastanza fondi in cassa per pagare le cedole, il Monte potrà dare in cambio al Tesoro nuovi Monti-Bond, calcolati ai valori di mercato. In altre parole, potrà emettere nuovi titoli e aumentare il suo debito. «Nei limiti in cui ciò risulti compatibile con il quadro normativo dell’Unione europea in materia di aiuti di Stato», sta scritto nell’ultima versione del testo di legge italiano: ed è proprio per questa frase, che probabilmente si è trovato l’accordo con Bruxelles. Perché in altre versioni e nelle discussioni precedenti si parlava di ben altro: cioè di interessi pagati dal Monte attraverso azioni ordinarie, calcolate al loro valore nominale al momento dell’iscrizione nei libri sociali, prima della crisi, un valore dunque superiore di 4 o 5 volte a quello attuale di mercato. Differenze notevoli: circa un euro per azione, contro i 20 o 30 centesimi percepibili nella realtà. Acquisendo quelle azioni a un prezzo quadruplo o quintuplo di quello reale, e divenendo così azionista della banca, secondo Bruxelles il governo italiano avrebbe fatto della beneficenza ingiustificabile, avrebbe offerto un aiuto di Stato fuori misura. Così, invece, si spera di colmare le nuove falle e anche le vecchie, senza violare le norme europee: dei 3,9 miliardi in arrivo da Siena a Roma, 1,9 serviranno a sostituire i cosiddetti «Tremonti bond», emessi dal governo precedente.

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