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Mps, sequestro da 1,8 miliardi a Nomura

Un sequestro senza eguali in Italia, con un’ipotesi di reato inedita. Tutto ruota intorno all’inchiesta sul Monte dei Paschi: ieri il Nucleo Valutario della Guardia di Finanza, su ordine della procura di Siena, ha eseguito un sequestro preventivo urgente a carico di banca Nomura per circa 1,78 miliardi, di cui 88 milioni costituiti da commissioni occulte percepite dalla banca giapponese per il prodotto strutturato Alexandria e 1,7 miliardi depositati da Mps in «favore di Nomura a titolo di garanzia (la cosiddetta marginazione) sul finanziamento da quest’ultima ricevuto» come si legge nella nota ufficiale del procuratore capo di Siena Tito Salerno. Un sistema che ha prodotto una «voragine di denaro verso Nomura» tanto che ogni giorno «cresce sempre di più».
Nel decreto di sequestro di 68 pagine c’è anche l’accusa pesantissima di usura e truffa aggravata: reati che alcuni responsabili di Nomura avrebbero commesso ai danni della banca senese con la complicità degli ex vertici di Mps. Tecnicamente non è la banca giapponese a essere indagata perché la norma sulla responsabilità delle società (legge 231) non può coesistere con reati come l’usura e la truffa tra privati (trattandosi, in questo caso, di rapporti fra banche e non, come in altri casi, fra banche ed enti locali). Nel registro degli indagati sono stati iscritti Sadeq Sayeed, ex ad di Nomura per i mercati di Europa e Medio Oriente, e Raffaele Ricci, responsabile finanziario del prodotto Alexandria, prima come manager di Dresdner nel 2006, quando è stato congegnato il contratto inziale, e poi come dirigente di Nomura, quando nel 2009 è stata messa a punto una rinegoziazione. Si tratta di un prodotto derivato che, secondo i calcoli della stessa Mps, avrebbe provocato perdite potenziali per 730 milioni, e che per la procura di Siena e la Gdf ha un valore negativo complessivo di 1,78 miliardi se si considerano anche i costi occulti e la marginalizzazione.
A questa maxi-operazione si aggiungono i sequestri a carico dei passati vertici di Mps: all’ex presidente Giuseppe Mussari sono stati sequestrati 2,3 milioni in beni e immobili; all’ex dg Antonio Vigni 9,9 milioni, in beni e immobili; all’ex responsabile finanziario Gian Luca Baldassarri 2,2 milioni. A quest’ultimo sono stati già sequestrati una ventina di milioni in altre 3 operazioni tra febbraio e marzo, di cui una in Svizzera. Oggi Baldassarri è in custodia cautelare in carcere per rischio di inquinamento prove e pericolo di fuga. Per tutti quanti, compresi Sayeed e Ricci, le ipotesi di reato riguardano, oltre a usura e truffa aggravata, anche ostacolo alla vigilanza, infedeltà patrimoniale aggravata e false comunicazioni sociali. Da ricordare che per la truffa sono previsti tre anni di carcere mentre per l’usura aggravata si arriva a quindici. Nel decreto della procura viene dettagliatamente ricostruita la vicenda del prodotto finanziario finito nel mirino della procura. Prima sottoscritto nel 2006 e poi ristrutturato nel 2009: è una delle cause del rosso di Mps. Viene rinegoziato perché la banca si trova in gravi difficoltà dopo l’acquisto di Antonveneta nel 2008 per 9,3 miliardi, a cui vanno aggiunti 7 miliardi di debiti che la banca padovana ha nei confronti di Abn Amro e che l’istituto senese si deve quindi accollare. Il derivato del 2006 viene quindi “coperto” con uno strutturato del 2009, la cui caratteristica è quella di essere ancorato allo spread italiano, apparentemente scollegato alla prima operazione.
Il collegamento fra i due documenti viene fatto sparire con un “mandate agreement” tenuto nascosto nelle casse di Mps e occultato agli occhi di Bankitalia. Questa sorta di “spezzatino” serve quindi a non fare emergere che l’accordo è nettamente sfavorevole per Mps per circa 4 punti percentuali in meno rispetto a Nomura. Nel momento della sottoscrizione del contratto Baldassarri preparò un canovaccio di domande e risposte già preconfezionate, in inglese: Mussari, secondo l’accusa, recitò secondo copione, con tanto di parti imparate a memoria. Il ruolo di Nomura è da chiarire: non è indagata, ma la procura di Siena ritiene che «non sia un terzo in buona fede, perché ottiene profitti da condotta illecita». Il decreto racconta anche della «ferma opposizione» del vicepresidente Francesco Caltagirone alla distribuzione di un centesimo di dividendo alle azioni di risparmio. Gli inquirenti stanno cercando di capire se sarà possibile sequestrare materialmente 1,8 miliardi a Nomura. Per ora non è stata trovata tale disponibilità nelle casse italiane e per questo ieri mattina è stata coinvolta Bankitalia, che darà un supporto tecnico.
Nomura ieri ha precisato in una nota ufficiale che nessun bene è stato sequestrato e che quindi si occuperà di tutelare la sua posizione. Ieri il pm Aldo Natalini è andato anche a San Marino, altro teatro di possibili sviluppi del caso.

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