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Mps, sequestrati altri 18 milioni

Altro giro di sequestri intorno alla vicenda giudiziaria del Monte dei Paschi di Siena. Dopo i cinque sequestri probatori di due giorni fa per 42 milioni complessivi, ieri la Guardia di finanza è arrivata alla sede della fiduciara Galvani di Bologna, su disposizione della procura di Siena, per bloccare circa 18 milioni. La società sarebbe stata utilizzata da Gianluca Baldassarri, ex responsabile dell’area Finanza di Mps, per far rientrare alcuni milioni scudati dall’estero di provenienza illecita, che evidentemente per i pm Nastasi, Natalini e Grosso hanno a che fare con le indagini sulla cosiddetta «banda del 5%»: un gruppo di dirigenti e funzionari che si sarebbero intascati illecitamente parte delle commissioni nascondendo le operazioni con giochi contabili e triangolazioni con finanziarie straniere.
Un altro sequestro probatorio, sempre relativo a conti riconducibili a Baldassarri, è stato eseguito alla Compagnia fiduciaria nazionale. La Galvani intanto si è dichiarata «totalmente estranea all’indagine», sottolineando di non aver ricevuto «alcuna contestazione da nessuna autorità in relazione al regolare e lecito svolgimento della propria attività», come ha dichiarato l’amministratore unico Marco Montefameglio.
Dai decreti intanto emergono i dettagli delle cinque perquisizioni effettuate due giorni fa ad altrettanti manager che ruotano intorno al sistema Mps. Il primo sequestro probatorio (finalizzato cioè alla conservazione delle prove per le indagini) è proprio a carico di Baldassarri, indicato dalla Procura come il vero e proprio “ideatore” della «banda del 5%», legato sia a Matteo Pontone (che lavora a Londra, indagato dalla procura di Siena) che al suo vice senese Alessandro Toccafondi (indagato).
Dai suoi conti sono stati sequestrati 17 milioni complessivi, di cui in parte depositati presso la UniCredit Private di Bologna e nella maggior parte in banche straniere: oltre 9 milioni presso la Ubs di Lugano, 2,4 milioni nella sede di Ubs di Zurigo, 2,1 milioni presso la Commerzbank International. A questo si aggiunge un pacchetto di azioni e finanziamenti. Nel decreto si parla di «sicura provenienza illecita delle liquidità e dei totali amministrati (a mezzo fiduciarie)» che rappresenterebbero la prova «degli ipotizzati reati mediante reiterate condotte fraudolente». La Guardia di Finanza ha raggiunto anche i conti correnti di Toccafondi, vice di Baldassari, a cui sono stati bloccati circa 10 milioni, distribuiti in varie banche tra cui la Cassa Lombarda, la Mediolanum e infine utilizzando la polizza Hansard depositata presso la Banca Cis, ex banca partner in San Marino. Nel decreto si sottolinea «il ruolo verticistico e di organizzazione dell’associazione criminale nella struttura plurisoggettiva organizzata dell’area finanza Bmps».
Secondo le Fiamme gialle Baldassarri avrebbe distribuito denaro tra la Galvani e la Compagnia fiduciaria nazionale, mentre Toccafondi avrebbe spalmato denaro e titoli scudati presso la Cassa Lombarda e la Mediolanum.
Gli altri sequestri hanno infine raggiunto tre broker: Fabrizio Cerasani, David Ionni e Luca Borrone. Il primo è socio fondatore e direttore della Enigma di Londra e legale rappresentante in Italia, mentre il secondo sarebbe un suo collaboratore. Ad entrambi sono stati sequestrati circa 7 milioni tra contanti e titoli. Nell’analisi dei conti correnti è emerso un saldo di pari importo, 1.539.998 euro, a cui gli inquirenti sembrano voler dare un significato particolare ancora da approfondire.
Il nome della società di intermediazione finanziaria Enigma, che non appare nei decreti, era già stata evidenziata dalle prime indagini della procura di Milano, che aveva rilevato triangolazioni sospette nelle operazioni della banca, attraverso cui alcuni manager avrebbero ricavato profitti illeciti camuffando i bilanci. Da Milano il dossier è stato quindi girato agli inquirenti senesi. Infine a Borrone sono stati sequestrati 210mila euro su un conto corrente.

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