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Mps, senza un partner subito un aumento da 2,5 miliardi

Mps punta a una soluzione «strutturale», ovvero a una fusione con un istituto «di primario standing» e «in un orizzonte di breve-medio termine», sottolinea la banca guidata da Guido Bastianini. Finora l’unico interlocutore, ufficioso, è Unicredit, che però si trova nell’interregno tra l’uscita di Jean Pierre Mustier l’11 febbraio e l’insediamento di Andrea Orcel a metà aprile. Dunque, serve del tempo.

Ieri Mps ha indicato che, se non ci sarà l’operazione strutturale, servirà un aumento da 2,5 miliardi «a condizione di mercato», che il Tesoro coprirà per il suo 64%. Il rafforzamento (da approvare all’assemblea del 6 aprile) potrebbe concludersi nel terzo trimestre; nel frattempo la banca «si potrebbe trovare» sotto i minimi patrimoniali fissati da Bce, che comunque sta concedendo la flessibilità prevista per la crisi da Covid. Mps ha già detto che sarà «sotto» di 300 milioni a marzo e di 1,5 miliardi a fine anno.

Ieri Mps non ha dunque specificato le operazioni sul capitale, che pure erano attese. Si era anche parlato dell’annuncio di un bond At1 (ad alto rischio). Secondo indiscrezioni, prima di ogni mossa sul capitale si dovrebbe sciogliere il nodo della continuità aziendale, sottolineato fra gli altri dal finanziere Giuseppe Bivona. Tre giorni fa si è dimessa il sindaco Alessia Bastiani, ufficialmente per motivi personali.

Il rigore di Bruxelles

Dg Comp ha chiesto a Mps nuove misure compensative. Possibili ulteriori tagli di costi

Mps deve però anche affrontare i rigorismi di Bruxelles: «Sulla base delle prime interlocuzioni intercorse con Dg Comp», scrive Mps, «la banca dovrà presentare ulteriori misure di compensazione per il mancato rispetto» degli impegni del piano di ristrutturazione 2017-2021, ancora in vigore anche se Mps ha proposto un mese fa un nuovo piano stand alone. I «rimedi» prevedono risparmi di costi che potrebbero incidere anche sul personale. Attualmente sono in corso «interlocuzioni» con Dg Comp e Bce per la «revisione» del piano di ristrutturazione, un «prerequisito» dell’aumento.

La crisi morde tutte le banche, ha avvisato ieri il numero uno della Vigilanza Bce. Andrea Enria ha confermato «l’approccio pragmatico» e flessibile sul patrimonio ma ha ribadito che le banche devono «agire» prima che i crediti in moratoria diventino npl, se ci sono segnali in tal senso. No comment su Unicredit-Mps: «La Bce non organizza matrimoni ma le fusioni possono essere una strada» per la sostenibilità del business bancario.

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