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Mps senza freni: maxi-acquisti dall’estero

Il nuovo anno sta portando bene al titolo Montepaschi. La corsa in Piazza Affari della banca di Rocca Salimbeni sembra non avere freni: nelle ultime due sedute le azioni hanno guadagnato quasi il 20% (+40% in un mese), +6,89% solo ieri quando è passato di mano quasi il 10% del capitale, e ormai viaggiano sopra quota 0,28 euro, non lontano dalla soglia dei 30 centesimi.
La performance ha insospettito più di un osservatore e la stessa Consob ha messo sotto osservazione i movimenti (1,16 miliardi di pezzi scambiati ieri) che sembrano alimentati da richieste provenienti da acquirenti stranieri. È in atto una scalata alla terza banca del Paese? A Siena, dove l’apprezzamento del Monte è musica per molte orecchie, nessuno crede a questa ipotesi. E mostrano scetticismo anche gli operatori finanziari milanesi.
Con il 34,9% in portafoglio alla Fondazione Mps e almeno un altro 15-16% in mani amiche (Axa, famiglia Aleotti, Unicoop Firenze, Lorenzo Gorgoni), l’assetto di controllo del Monte sembra blindato. A garantire la tenuta della banca, poi, c’è la disponibilità del Governo italiano (e il via libera di Bruxelles) a intervenire sottoscrivendo strumenti finanziari convertibili (i Monti bond) fino a 4,5 miliardi, 1,9 dei quali servirebbero a estinguere le vecchie obbligazioni chiamate Tremonti bond e circa 600 per pagare gli interessi relativi al 2012 e 2013.
Questo rafforzamento patrimoniale si concretizzerà nel mese di febbraio, dopo che l’assemblea straordinaria di Banca Mps avrà dato mandato al consiglio d’amministrazione per aumentare il capitale della società per un importo analogo (4,5 miliardi appunto) nel giro dei prossimi cinque anni, a garanzia totale dell’esposizione pubblica nei confronti di Siena. Nessuno però a Rocca Salimbeni pensa che si arriverà a tanto.
La scommessa che il presidente Alessandro Profumo e l’amministratore delegato Fabrizio Viola hanno ingaggiato accettando di prendere in mano le redini della banca (un anno fa Viola, in aprile Profumo) è quella di rimettere il Monte in condizione di produrre utili già a partire dall’esercizio in corso, con l’obiettivo di raggiungere una redditività del 7% nel 2015, come previsto dal piano industriale che i vertici di Rocca Salimbeni si sono impegnati a presentare entro giugno alla Commissione europea. Lo stesso Viola ha dichiarato di essere «ottimista e di puntare a restituire cash» l’esborso finanziario a carico del Tesoro.
La chiave di lettura più credibile, per cercare di spiegare l’improvvisa euforia di Borsa intorno al titolo Mps, è tecnica: acquisti da parte di fondi che avevano venduto allo scoperto nei mesi scorsi e calo dello spread, che quando era intorno ai 500 punti aveva determinato la richiesta dell’Autorità bancaria europea di un rafforzamento patrimoniale “straordinario e temporaneo” di almeno 3,2 miliardi a carico di Siena, nelle cui casse si trovano 23 miliardi di titoli di Stato italiani in quel momento (autunno 2011) sottostimati sul mercato. Da questa indicazione che è iniziato il percorso alla ricerca di finanza fresca.
Discesa del differenziale BTp-Bund e ritorno alla redditività della gestione ordinaria sono dunque i fattori a cui guardano in via prioritaria Profumo a Viola. Il piano industriale prevede anche il deconsolidamento (cioè la cessione almeno parziale) di alcuni asset, come le attività nel credito al consumo e nel leasing. Operazioni che potrebbero aiutare a centrare l’obiettivo del ritorno all’utile, dunque al dividendo, e che consentirebbe di pagare almeno in parte cash gli interessi allo Stato per quanto riguarda il 2013.

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