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Mps, sentiti Gotti Tedeschi e Mancini si muovono il Tar e la procura di Roma

SIENA — La fondazione del Montepaschi di Siena ed il ruolo dell’ex presidente dello Ior, Gotti Tedeschi, nell’acquisto dell’Antonventa dalla banca spagnola Santander, sono stati al centro della frenetica giornata di ieri a Palazzo di giustizia di Siena. Il responsabile del Santander in Italia, Ettore Gotti Tedeschi rappresentante in Italia della banca spagnola, ed il presidente della Fondazione Gabriello Mancini sono stati interrogati: i pm di Siena hanno voluto ricostruire i momenti dell’acquisto dell’Antonveneta (costato complessivamente 17 miliardi tra prezzo e debiti accollati) fino alla stipula dei derivati necessari a finanziare l’operazione. Contratti rivelatisi poi “tossici” tanto da mettere in crisi il bilancio della più antica banca del mondo.
Dalle poche indiscrezioni che filtrano è emerso che Gotti Tedeschi, ancora adesso rappresentante in Italia del Banco Santander, non avrebbe avuto nessun ruolo nella trattativa tra il Montepaschi e la banca spagnola per l’acquisto dell’Antonveneta. «Trattarono direttamente» ha dichiarato Gotti Tedeschi ai pm Antonio Nastasi, Giuseppe Grosso e Aldo Natalini. E quando è stata la volta del Presidente della Fondazione Montepaschi, Gabriello Mancini, i pm hanno chiesto chiarimenti sull’intervento della Fondazione nell’acquisto di Antonveneta in soccorso della Banca senese alla disperata ricerca di capitali. La Fondazione infatti è finita nel mirino dei magistrati perché acquistò 496 milioni di euro delle obbligazioni “Fresh” aumentando in maniera “fittizia”, secondo l’accusa, il capitale della banca. «Ho fornito la massima collaborazione» ha detto a conclusione dell’interrogatorio Mancini. Ed oggi la Procura ascolterà un altro testimone, Antonio Rizzo, ex funzionario della banca tedesca Dresdner che ai pm di Milano nell’ambito di un’altra inchiesta aveva accusato senza mezzi termini Gianluca Baldassarri ex capo dell’area finanza di Mps e Matteo Pontone responsabile dell’istituto senese a Londra. Rizzo ha sostenuto che i due intascavano tangenti del 5 per cento per ogni operazione da loro trattata. Insomma un’accelerazione di attività giudiziaria che prosegue senza soste e che provoca anche nervosismo all’interno della Procura per le fughe di notizie tanto da provocare una dichiarazione del procuratore Tito Salerno che l’altro giorno aveva definito l’inchiesta «esplosiva e incandescente » l’inchiesta. «Considerata l’infondatezza delle notizie circa le iniziative che questa procura della Repubblica sarebbe in procinto di adottare, in riferimento all’indagine relativa alla Banca Monte Paschi si sta valutando l’apertura di un procedimento penale per insider trading e aggiotaggio trattandosi di società quotata presso un mercato regolamentato nazionale». Una iniziativa che qualche ora prima era stata preannunciata da uno dei pm titolari dell’inchiesta che ai cronisti del Messaggero e di Repubblica aveva detto: «Non c’è nessuna ipotesi di sequestro di titoli di Montepaschi e non ci sono indagati per associazione per delinquere ». Anche Giuseppe Mussari, da giorni blindato nella sua villa poco fuori Siena rompe il silenzio, per smentire dichiarazioni a lui attribuite dai giornali. Da registrare infine le iniziative della Procura della Repubblica di Roma e del Tar del Lazio che sono stati investiti della vicenda in seguito a denunce e ricorsi del Codacons. La Procura romana ha aperto un fascicolo su Mps e nei prossimi giorni faranno acquisizioni presso Bankitalia e Consob sull’acquisto di Antonveneta mentre il Tar del Lazio ha fissato una audizione con la Banca d’Italia per domani per avere chiarimenti sull’utilizzo dei “Monti Bond” per 3,9 miliari di euro in favore di Mps.

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