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Mps: Selvetti in pole, il traghettatore verso l’aggregazione

A pochi giorni dalla scadenza del 12 marzo per la presentazione della lista dei nuovi amministratori di Mps, crescono le quotazioni di Mauro Selvetti per la carica di amministratore delegato in sostituzione di Marco Morelli, indisponibile per il rinnovo del mandato. Il nome di Selvetti sarebbe emerso in una rosa di nomi vagliata dal Ministero dell’Economia, cui fa capo il 68% del capitale della banca da riprivatizzare entro i prossimi due anni.

La missione principale del nuovo amministratore delegato sarà proprio quella di gestire la banca per un periodo limitato di tempo e poi “traghettare” il Monte verso un’aggregazione, ipotesi che resta la principale da percorrere per favorire l’uscita dello Stato dal capitale. Se questa è la strategia, secondo gli head hunter he hanno seguito la selezione dei candidati per conto del Tesoro, a Mps serve un “tecnico” di esperienza del settore che garantisca il buon funzionamento della macchina organizzativa e commerciale pilotando la banca verso le nozze. Selvetti è uno dei manager bancari in questo momento liberi che risponde a queste caratteristiche. Non è l’unico ma il suo curriculum pare incrociare bene sia l’esperienza bancaria richiesta sia la conoscenza degli investitori istituzionali.

Forse poco conosciuto al grande pubblico chi è Selvetti, il manager che pare avviato – salvo sorprese sempre possibili quando di mezzo c’è’ la politica – a guidare la fase di uscita dello Stato da Mps? Nato a Sondrio nel 1960, l’allora giovane valtellinese e? entrato nel gruppo Credito Valtellinese nel 1981 dopo il diploma in ragioneria. Selvetti fa parte della vecchia scuola manageriale, quella dei tempi in cui si diventava banchiere solo dopo una lunga gavetta da bancario: filiale, poi direttore di sportello, capoarea. Dal commerciale, Selvetti è passato poi alla direzione del personale diventando responsabile del gruppo Creval. Poi l’ulteriore gradino alla vicedirezione generale e infine la promozione a di e poi amministratore delegato quando la popolare si è trasformata in Spa.

Proprio durante la sua esperienza al vertice del CreVal si è guadagnato la stima degli investitori istituzionali quando la banca ha lanciato e chiuso con successo l’aumento di capitale da 700 milioni (circa sei volte la sua capitalizzazione di Borsa di allora). Poi i nuovi soci privati decisero la totale discontinuità col passato e Selvetti, senza fare polemiche, passò la mano. Se sarà lui ad andare al Monte, è certo che svolgerà il suo compito con serietà. Pronto a farsi da parte appena si sarà realizzata l’aggregazione che porterà alla riprivatizzazione della banca più’ antica del mondo.

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