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Mps, scontro a Londra con Nomura

È partito ieri, ufficialmente, lo scontro tra Mps e Nomura. Tutto per ora si gioca sul filo del rasoio sul piano civilistico. Mentre il Tribunale delle imprese di Firenze affronterà l’azione di responsabilità intentata dalla banca senese, che mesi fa ha chiesto alla banca giapponese 700 milioni di risarcimento per le perdite causate dal prodotto finanziario Alexandria (affrettandosi così a radicare il processo in Italia), a Londra Nomura gioca un’altra carta, che potrebbe creare prove a suo favore o almeno allungare i tempi. Ma soprattutto provocare un altro guaio a Mps, che potrebbe ritrovarsi a contabilizzare nuove perdite, fino a un miliardo.
Ecco perché. I giapponesi hanno chiesto alla corte londinese di esprimersi sulla natura del contratto Alexandria. Si tratta di un prestito, come dicono i legali di Mps (oltre alla procura di Siena, che indaga i vertici di Nomura per truffa e usura), o di un derivato?
Ieri è cominciata dunque la prima udienza su questo punto, e oggi ci sarà la seconda giornata. La risposta, si aspettano i legali, dovrebbe arrivare tra 4-6 settimane. Gli scenari di questa diatriba sono legati a tecnicismi per addetti ai lavori, ma nascondono insidie chiare per tutti. Prima di tutto il giudice dovrà stabilire la competenza territoriale. La difesa di Mps fa valere il fatto che esiste un giudice fiorentino che già si occupa dell’azione di responsabilità, in nome di presunte usura e truffa. Nomura però sottolinea che ai giudici londinesi non si chiede di esprimersi sui reati commessi, ma solo sulla natura del contratto. Differenza non di poco conto: se si tratta di un prestito, Mps può provare a dire che c’è stata usura; ma se invece si tratta, come dice Nomura, di un derivato (tecnicamente un Cds sintetico) allora la banca giapponese ha una carta da giocare a suo favore, perché solo un prestito, sostengono i legali dei giapponesi, può costituire oggetto (e prova) di usura.
Se così dovesse accadere, il problema per il Monte dei paschi diventerebbe doppio. Non solo sarebbe più difficile dimostrare l’usura, ma con un derivato dovrebbe essere contabilizzata una perdita potenziale, mark to market, attualmente pari a un miliardo. Si tratta chiaramente di una battaglia legale piena di tecnicismi e percorsi tortuosi. Alcuni consulenti finanziari vicini alla procura di Siena sostengono ad esempio che un Cds sintetico con scadenza trentennale non esiste, e che pertanto è insensato parlare di derivati. È facilmente intuibile comunque che i tempi dell’azione di responsabilità potrebbero allungarsi notevolmente.
Intanto Mps ha comunicato venerdì a mercati chiusi la sospensione del pagamento degli interessi alle prossime date di pagamento previste per una serie di emissioni ibride, facoltà già esercitata senza ripercussioni lo scorso 6 febbraio. La banca ha precisato che la sospensione è «consentita ricorrendo determinati presupposti», in base al regolamento dei titoli.

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