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Mps sarà il primo test per il banchiere che piace ai fondi e a Del Vecchio

Proprio nel giorno delle dimissioni del governo Conte dagli ambienti finanziari trapela con determinazione che il cda Unicredit avrebbe trovato la quadra sulla sostituzione di Jean Pierre Mustier alla guida della banca. Il nuovo timoniere di piazza gae Aulenti sarà Andrea Orcel che, nella veste di principale consulente di Alessandro Profumo, aveva fatto crescere la banca italiana attraverso acquisizioni a livello internazionale.
Si può dire che ha vinto il grande banchiere d’affari esperto in operazioni di fusioni e acquisizioni, colui che tutti ricordano al fianco di Don Emilio Botin quando il Banco Santander nel 2007 vendette l’Antonveneta al Monte dei Paschi per 9 miliardi di euro, cioé l’operazione da cui sono cominciati tutti i guai dell’istituto senese. Hanno perso invece i banchieri dal profilo più commerciale come Flavio Valeri, ex Deutsche Bank Italia, e Fabio Gallia, ex Bnl e Cdp, in lizza fino all’ultimo con progetti che miravano a rilanciare la banca sotto il profilo della gestione tradizionale, quella che a Unicredit manca da parecchio tempo.
L’uomo forte che ha pilotato la banca milanese dall’era Mustier a quella Orcel è sicuramente Stefano Micossi, economista, consigliere e capo del Comitato nomine che si è incaricato della selezione dei candidati. Micossi nella scelta di Orcel deve avere interpretato le sensibilità dei principali azionisti di Unicredit, dalle fondazioni CariVerona e CariTorino fino ai grandi fondi internazionali come Capital Research e Blackrock favorevoli all’arrivo di un banchiere di caratura internazionale. La sostituzione di Mustier si è però accavallata con la possibile fusione tra Unicredit e Mps, molto sollecitata dal Tesoro, ma che per diversi azionisti, come per esempio Leonardo Del Vecchio, non rappresenta la soluzione ideale sotto il profilo industriale per l’istituto milanese. L’arrivo di Pier Carlo Padoan, ex ministro del Tesoro, alla presidenza di Unicredit ha fatto pensare a una regia politica per facilitare la marcia verso Siena. Ora però bisognerà verificare sul campo se la discesa in campo di Orcel ha il significato di una frenata nell’avvicinamento a Mps oppure se la sua nomina è il frutto di un accordo anche con Padoan sul sentiero da imboccare in futuro.
Di certo Unicredit è una banca che deve ritrovare una strada di crescita dopo la stagione della vendita dei pezzi pregiati operata da Mustier in nome della ricostituzione del capitale primario. Avrebbe bisogno di tornare a una sana gestione operativa, in grado di produrre 3-4 miliardi di utile netto all’anno. E per questa via far risalire il valore del titolo in Borsa, sprofondato a 0,3 volte il suo valore di libro e lontano anni luce dal competitor di un tempo, Intesa Sanpaolo. Solo così Unicredit potrebbe tornare a giocare la partita nel girone delle banche aggreganti in Europa, invece di pensare a contorti spezzatini finanziari. E sul fronte delle possibili aggregazioni non bisogna dimenticare che quella con Banco Bpm è considerata da tutti gli analisti bancari la miglior opzione industriale sul tavolo di Unicredit.
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