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Dopo Mps salta anche Poste Per le liste occhi sul 2 aprile

ROMA – La prossima data cui si guarda con attenzione è mercoledì 2 aprile. Quel giorno scade il termine per il Mef, come per gli altri azionisti, per presentare le liste dei candidati al nuovo cda di Terna, in vista dell’assemblea già convocata per il 27 aprile in sede ordinaria e straordinaria.

Se entro il 2 aprile il governo sarà in grado di risolvere il rebus delle nomine pubbliche – sono in ballo anche altre importanti società (Eni, Enel, Leonardo-Finmeccanica, Enav) – le liste di Terna e delle altre società potranno essere pubblicata. Le liste devono uscire 25 giorni prima dell’assemblea. Di solito il governo le pubblica tutte insieme, non alla spicciolata. Altrimenti – invocando il nuovo decreto legge sul Coronavirus che consente di rimandare le assemblee fino alla fine di giugno – ci sarà il rinvio di un’altra adunanza sulle nomine.

È stata già revocata quella di Banca Mps, che si sarebbe dovuta tenere il 6 aprile, e non è ancora stata riconvocata. Salterà anche quella di Poste Italiane del 16 aprile, che verrà rinviata entro fine giugno.

Il nuovo calendario delle assemblee delle società quotate controllate dal Mef che hanno i vertici in scadenza deve essere riscritto. Per due ragioni. La prima, di sostanza, è il disaccordo nella maggioranza Pd-M5s sui manager da nominare, dopo che a Palazzo Chigi non è stata accettata la proposta avanzata dal Pd, di confermare in blocco gli ad uscenti. Segno che si intendono apportare cambiamenti sostanziali in società importanti fra le sette citate.

Il secondo motivo è il varo del decreto legge con la norma sulle assemblee che consente a tutte le società, anche quelle private e le non quotate, le banche popolari e Bcc, cooperative e mutue, fino alle Srl, di rimandare la convocazione dell’assemblea per l’approvazione dei bilanci 2019 fino a 180 giorni dalla data di chiusura dell’esercizio sociale. Cioè fino al 28 giugno prossimo.

Il rinvio può essere fatto anche se lo statuto vuole che l’assemblea si svolga entro 120 giorni dalla fine dell’esercizio (così, per esempio, lo statuto di Mps). Se il cda prevede anche una seconda convocazione, l’assemblea potrebbe addirittura scivolare alla fine di luglio.

La nuova norma prevede una serie di accorgimenti per consentire lo svolgimento delle assemblee evitando che vengano violati i divieti e le restrizioni fissati dal governo. Tra questi, fino al 3 aprile, c’è il divieto di «assembramento» in luoghi aperti al pubblico, di incontri se non si rispetta la distanza di un metro tra ogni partecipante, ci sono restrizioni ai viaggi. Il decreto introduce, per tutti i tipi di società, la possibilità di voto elettronico o per corrispondenza anche se non previsto dallo statuto, di intervento attraverso «mezzi di telecomunicazione».

Le assemblee di società quotate, come sono quelle pubbliche menzionate con i vertici in scadenza, sono le più frequentate. Per le quotate viene sollecitato il ricorso al «rappresentante designato» dalla società, al quale andrebbe conferita la delega dei soci. Il decreto prevede che le quotate possono «prevedere nell’avviso di convocazione che l’intervento in assemblea si svolga esclusivamente tramite il rappresentante designato». In tal modo verrebbe impedito l’accesso fisico degli azionisti al luogo dell’assemblea. Ne perderebbe probabilmente la vivacità della discussione e la possibilità per i piccoli azionisti di confrontarsi con i vertici.

Per fare le nomine l’ingrediente chiave è che il governo raggiunga un accordo sulle liste. Date le restrizioni agli incontri fino al 3 aprile e le proiezioni sull’impatto del Coronavirus ancora per diverse settimane, anche l’assemblea di Terna è a rischio. Per la successiva, quella di Enav (5 maggio), c’è tempo per le liste fino al 10 aprile, venerdì santo. Per Eni e Leonardo c’è tempo fino al 18 aprile, per Enel 19 aprile. La strada delle nomine è ancora lunga e piena di suspence.

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