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Mps sale, Siena chiede tempo

di Federico De Rosa e Fabrizio Massaro

MILANO — Nulla di fatto ieri nell'incontro tra la Fondazione Mps e le banche creditrici sulla rinegoziazione del debito da 900 milioni. Palazzo Sansedoni ha illustrato il piano di cessioni, ma sul rientro dai debiti ha chiesto tempo: una proroga dello standstill fino a maggio, motivando la richiesta con la necessità di capire prima cosa verrà fuori dalle discussioni tra Banca d'Italia ed Eba sui piani di ricapitalizzazione e di vedere il nuovo businessplan di Mps firmato da Fabrizio Viola. Ad alcuni è sembrata una tattica per prendere tempo e collocare al meglio il pacchetto del 15% massimo di Banca Mps di cui martedì è stata decisa la vendita.
La Fondazione ha chiesto alle banche creditrici di dare una risposta entro fine febbraio e al termine dell'incontro i rappresentanti degli istituti stranieri si sono incontrati nella sede milanese di Jp Morgan per fare un punto. Il clima non è sembrato così favorevole alla proroga, ma lo spazio per discuterne ci sarebbe. Oggi nuovo round negoziale a Milano: le banche vogliono anche definire al loro interno le modalità di divisione dei capitale recuperato da Palazzo Sansedoni con le cessioni delle quote in Mediobanca, F2I e Cdp, pari a circa 150 milioni. L'ente propone di girare alle banche il 75% dei 150 milioni e il 50% dell'incasso della vendita della quota di Mps così da tenere il residuo per le erogazioni. La decisione di vendere ha dato una spinta al titolo, ieri salito del 10,5% a 0,3364 euro.
Nella trattativa con le banche la Fondazione può giocarsi la carta Equinox: la holding di partecipazioni guidata da Salvatore Mancuso ha presentato una manifestazione di interesse, ed è pronta a mettere sul piatto 350 milioni per rilevare una quota attorno al 10-12% del Monte. Mancuso non è tuttavia l'unico soggetto interessato: il private equity Clessidra, di Claudio Sposito, si è fatto avanti e ora starebbe sondando fondi sovrani per mettere in piedi una cordata. In partita ci sono anche Apax e Cinven. Nei prossimi giorni è atteso il via libera del Tesoro all'operazione.
Mancuso ha dalla sua oltre alla forza finanziaria anche una competenza diretta di banca — è stato tra l'altro presidente del Banco di Sicilia —. Alla Fondazione offre 350 milioni e un ruolo di supporto, da tradurre in un patto di sindacato o di consultazione sulle strategie, cui dovrà corrispondere una governance adeguata. In primavera c'è da nominare il nuovo presidente, dopo i due mandati di Giuseppe Mussari. Secondo alcune indiscrezioni Mancuso potrebbe puntare a quella carica, anche se non sarebbe stata posta da Equinox come condizione. A ogni modo vorrà avere voce in capitolo. A Siena la linea è di «de-senesizzare» il più possibile l'istituto, con un presidente esterno alla città e di alto profilo: la Fondazione avrebbe accarezzato l'idea di nominare Alessandro Profumo. Mancuso potrebbe ricoprire il ruolo di vicepresidente e incidere sulle nomine di altre figure-chiave in banca accanto al neodirettore generale Fabrizio Viola, e sul piano industriale. Non è tuttavia detto che la Fondazione venda a un solo acquirente. Tutto dipenderà dall'offerta e da come finirà con le banche creditrici.
 

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