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Mps sale in attesa dell’aumento Un mese per il dopo-Mansi

Cresce l’attesa per la riunione del consiglio di amministrazione di Banca Monte dei Paschi, che domani dovrebbe decidere di partire con l’aumento di capitale da 5 miliardi il prossimo 9 giugno. In realtà, la palla è in mano alla Consob, da cui si attende il placet per il prospetto, fondamentale per fissare il prezzo dell’operazione. Consiglieri e banchieri del consorzio di garanzia sono stati pre-allertati per domani a Milano in modo da formalizzare l’aumento, che potrebbe decollare già lunedì.
In sostanza, si stanno anticipando i tempi sulla tabella di marcia ipotizzata inizialmente, un’accelerazione ben vista dal mercato che ieri ha premiato il titolo in una giornata difficile per i bancari: Mps ieri ha chiuso in rialzo dello 0,56%, terza miglior performance dell’indice principale di Milano. Anche perché, stando alle anticipazioni di ieri del Sole 24 Ore, l’interesse per l’aumento non manca. Oltre all’impegno a sottoscrivere del patto Fondazione-Fintech-Btg Pactual (cui fa capo il 9% della banca) e di Axa con il suo 3%, il consorzio di garanzia guidato da Ubs avrebbe raccolto la disponibilità a fare la propria parte di alcuni degli hedge fund entrati a marzo acquistando dalla Fondazione, ai quali si aggiungerebbero istituzionali come BlackRock, Vanguard e Norges Bank, nonché alcuni nuovi hedge. Elemento chiave, lo sconto – probabilmente intorno al 30% – che verrà offerto in fase d’aumento: una proposta che potrebbe solleticare hedge fund come Paulson & Co e York Capital; alcuni di questi si erano mostrati scettici nei mesi scorsi sull’aumento da 3 miliardi, fra l’altro spinto a questo livello dall’Unione europea, proprio per la consapevolezza che era non adeguato alle reali esigenze della banca. Ora con l’iniezione accresciuta a 5 miliardi, paradossalmente gli hedge sembrano più interessati all’operazione, anche se qualche scetticismo resta per il balletto dei numeri degli ultimi mesi. I conti si faranno alla fine dell’aumento, prevista nei primi giorni di luglio in modo da consentire alla banca di rimborsare buona parte dei Monti bond.
Più o meno entro quella data dovrebbe chiarirsi lo scenario anche in Fondazione. A Palazzo Sansedoni si puntava a eleggere il nuovo presidente già lunedì prossimo, ma il passo indietro di Antonella Mansi ha complicato il quadro e ora il sindaco di Siena, Bruno Valentini, prevede che per la nomina sarà necessario «ancora un mesetto». «Non ci aspettavamo il gran rifiuto di Antonella Mansi e prenderemo il tempo necessario, con serenità, senza frenesia né gare di braccio di ferro», ha dichiarato ieri all’Asca Valentini.
Per quanto riguarda il profilo del nuovo presidente, il sindaco non fa nomi ma anticipa che «dovrà essere una personalità di alto livello con le competenze necessarie per la gestione finanziaria dell’Ente ma anche con un occhio al territorio, per svolgere il ruolo che la Fondazione deve svolgere, con l’amarezza per tutti i soldi che sono stati buttati ma anche con la speranza di recuperarne almeno una parte con l’azione di responsabilità».

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