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Mps rivede il modello, utili nel 2015

Mentre sul mercato, da inizio 2014, si lavorerà all’aumento di capitale più corposo della sua storia e si preparerà il rimborso dei Monti bond, il Monte dei Paschi di Siena cercherà di portare avanti quella che si preannuncia come «una trasformazione radicale del modo di fare banca», anticipando «un cambiamento in atto nel settore bancario che muterà il conto economico e il modello di business del gruppo».
Sfide ambiziose, quelle che ha tracciato ieri l’amministratore delegato Fabrizio Viola, al termine del cda che ha approvato il business plan 2013-2017. Le cifre, cioè i target, sono quelle già contenute nelle linee guida approvate a inizio ottobre, ma allora l’attenzione si era concentrata soprattutto sul contenimento dei costi e la razionalizzazione della struttura: ottenuto il via libera definitivo da Bruxelles, ieri con la presentazione del “piano Viola” si è alzato il velo anche su tutte le iniziative che il gruppo conta di portare avanti sul fronte dei ricavi, grazie a un nuovo modello distributivo più leggero (550 filiali e 8mila dipendenti in meno) ma ciononostante più accessibile per i clienti e un’evoluzione del modello d’intermediazione che consenta di avere meno masse ma più commissioni.
Gli obiettivi, tutti, sono al 2017: i 900 milioni di utile netto, il miliardo di rettifiche annue (contro i 2,7 del 2012) con un costo del credito dimezzato a 90 punti base, una massa di attivi di poco superiore ai 180 miliardi, quasi quaranta in meno rispetto a oggi. Il ritorno all’utile, però, è già previsto per il 2015, quando ci si attendono profitti per 200 milioni.
L’aumento e i Monti bond
Ma intanto, molto prima, ci sarà da portare a compimento l’aumento di capitale fino a 3 miliardi all’attenzione dell’assemblea straordinaria convocata per il 27 dicembre prossimo. Passaggio obbligato per evitare la nazionalizzazione, anche ieri – durante la conference call con gli analisti che si è tenuta in serata – ha concentrato parte dell’attenzione: al riguardo, Viola ha confermato che si aprirà «a inizio 2014», mentre il cfo Bernardo Mingrone ha detto che consentirà «il rimborso del 70% dei Monti bond entro il 2014», mentre «la parte residua entro il 2017»; le cedole, intanto, saranno pagate per cassa e non in azioni.
I rapporti con la Fondazione
L’aumento a tappe forzate, come noto, non piace alla Fondazione Mps, che ha bisogno di vendere parte del suo 33% ma necessita di più tempo per trovare i compratori giusti, tuttavia al riguardo Viola si è detto convinto che «la Fondazione risolverà il problema, resterà uno stabile e strategico azionista e continuerà a investire nella nostra banca». In sostanza, dopo il comunicato di mercoledì di Palazzo Sansedoni, anche dalla banca si cerca di evitare lo scontro: la Fondazione, forse più della sua (ex) controllata, sta attraversando un momento delicatissimo vista l’importanza della decisione che dovrà prendere a fine dicembre in assemblea. Proprio ieri, dirigenti di Palazzo Sansedoni (ad oggi azionista di riferimento al 33,4%) hanno incontrato il pool di banche creditrici per affrontare il nodo legato al rimborso del debito restante da 350 milioni, ma l’appuntamento, secondo quanto appreso dall’Ansa, è stato interlocutorio con l’ente presieduto da Antonella Mansi che non avrebbe ancora sciolto le riserve sull’operazione.
Le linee del Piano Viola
Tornando invece al Piano Viola, tra le azioni previste c’è anche la cessione delle controllate estere Mps Banque (Francia) e Belgium (Belgio) e della filiale di New York; trascurabile, nell’insieme, l’impatto negativo in termini di commissioni (-25 milioni) derivante da queste cessioni, infatti le commissioni nette del gruppo Mps saliranno complessivamente da 1,63 miliardi (di fine 2012) a 2,4 miliardi di fine piano (2017). L’obiettivo del piano é «la leadership come banca commerciale« con un attraente profilo «rischio/rendimento», ha detto Viola presentando le azioni agli analisti.
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