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«Mps risanato, avanti in autonomia»

«Il successo dell’aumento di capitale da 5 miliardi ha evitato la nazionalizzazione di Mps. Un traguardo impensabile anche solo un anno fa, quando la banca sembrava l’emblema della crisi del sistema Italia. In pochi mesi, invece, lo scenario esterno è mutato con il ritorno d’interesse degli investitori internazionali verso gli asset finanziari dell’Europa non core. Ma credo che abbia avuto un ruolo decisivo anche l’accelerazione del turnaround gestionale del Monte, dimostrato concretamente con il taglio dei costi, nel biennio 2012-2013, da 3,5 a 2,9 miliardi ed il netto miglioramento della situazione finanziaria dell’istituto. Questa è una grande banca, la terza in Italia, che si è presentata al mercato con bilanci “ripuliti” e con un nuovo assetto azionario dopo decenni di controllo pubblico o della locale Fondazione. Una svolta che è stata colta dagli investitori globali». L’amministratore delegato di Mps Fabrizio Viola, chiamato al timone della banca da due anni e mezzo per risanare il gruppo dopo i guasti della vecchia gestione, non nasconde la soddisfazione per l’esito dell’operazione che già oggi consentirà il rimborso di 3,455 miliardi di Monti-bond, interessi compresi.
Partiamo proprio dai vecchi aiuti di Stato. Con l’incasso dei 5 miliardi di nuovo capitale, come procederà il rimborso dei 4 miliardi di cosiddetti Monti-bond?
Oggi rimborseremo allo Stato 3,455 miliardi, di cui 455 milioni tra interessi e sovrapprezzo. Come previsto dal piano resteranno da rimborsare 1,071 miliardi che – secondo le scadenze previste – ripagheremo per 600 milioni nel 2015 e in due tranche da 150 e 321 milioni nel 2016. Quello che per noi è rilevante, è che grazie all’aumento di capitale abbiamo rimborsato la grande maggioranza dei Monti-bond. E che, ripagando nei tempi previsti a metà 2014, abbiamo anche evitato la parziale nazionalizzazione della banca che sarebbe avvenuta pagando con azioni, pari a circa il 15% del capitale, gli interessi maturati destinati allo Stato.
Un anno fa, quando l’aumento era stato ipotizzato, sarebbe stato possibile un esito del genere?
Sinceramente, no. Il recente successo dell’aumento da 5 miliardi è conseguenza di una serie di fattori esterni e interni. Prima di tutto, è cambiato lo scenario di mercato – come dimostra il calo dello spread che in un anno è sceso da 280 a 150-160 punti base contro il Bund – e il ritorno d’interesse degli investitori esteri verso gli asset finanziari dell’Europa non core. Miglioramenti dovuti in parte al deflusso di capitali dai mercati emergenti e in parte alla fase di stabilizzazione dell’economia in Italia. Purtroppo è presto per parlare di crescita, anche se qualche segnale incoraggiante c’è, ma è evidente che nella percezione degli investitori ha pesato molto l’arresto della caduta del Pil. Così come è stato ben accolto a livello internazionale il nuovo Governo, pur con aperture di credito che attendono ora conferme da un concreto piano di riforme.
E sul fronte interno?
In un anno abbiamo mostrato una forte accelerazione dell’efficienza operativa e gestionale. Il dato più rilevante ai fini del turnaround è certamente la maxi-riduzione di 600 milioni (da 3,5 a 2,9 miliardi) dei costi operativi. Ma credo che gli investitori abbiano apprezzato anche la svolta sul fronte della liquidità, con il rimborso alla Bce di 9 miliardi di Ltro (da 29 a 20 miliardi), e il miglioramento del merito di credito di Mps certificato dall’upgrade di Moody’s di pochi giorni fa e testimoniato dal ritorno della banca sui mercati internazionali con un bond senior e un covered bond.
Dopo l’aumento di capitale come cambia l’assetto azionario di Mps? Oltre al 12% circa in mano ai vecchi soci stabili, tra patto e fuori patto, si parla di una quota di circa il 20% in mano al retail. Quindi oltre il 60% è frazionato tra investitori istituzionali italiani ed esteri?
Non abbiamo ancora i dati finali sull’identità dei nuovi azionisti. Nè, per il momento, abbiamo segnali che qualche singolo investitore abbia superato quote rilevanti. È certo che l’assetto azionario di Mps è diventato molto frazionato e questo gli investitori lo hanno ben chiaro.
La contendibilità farà diventare il Monte una «preda» nel processo di aggregazioni che tutti dicono scatterà dopo l’esito degli stress test della Bce?
Noi non andiamo e non andremo a cercare aggregazioni, il piano prevede una crescita “stand alone”. E io mi muovo all’interno del piano approvato dal board. In generale però anche io ritengo che dopo gli esami della Bce, e con la nascita della vigilanza bancaria unica, assisteremo a un processo di aggregazioni a livello paneuropeo. Proprio l’Unione bancaria creerà i presupposti per lo sviluppo di più banche transnazionali.
Arrivati a metà 2014, il Monte conferma gli obiettivi reddituali per l’esercizio in corso?
Confermiamo i target annunciati a livello ordinario, che beneficeranno di alcune poste straordinarie aggiuntive come i 73 milioni di plusvalenza sulla cessione di Anima Sgr, che contabilizzeremo nel secondo trimestre del 2014.

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