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Mps rinuncia al tetto del 4% sui soci

Terza assemblea in sei mesi al Monte dei Paschi, stavolta per dire addio (con il 98,8% dei sì) al privilegio della fondazione di essere unico azionista sopra il 4%.
Il limite statutario al 4% era parso anacronistico al nuovo management composto dal presidente Alessandro Profumo e dall’ad Fabrizio Viola ma sono stati i diktat di Commissione Ue, Bankitalia e Tesoro a farlo cadere. Ne fanno le spese le istanze di senesità bancaria, da ieri ufficialmente in rotta e che hanno indotto diversi cittadini-soci a protestare, come l’Associazione del buongoverno che ha apposto murales intitolati “Golpe sotto l’ombrellone” davanti alla sede di viale Mazzini, con lo slogan “abolizione del tetto del 4% + aumento di capitale = banca regalata agli stranieri”.
Di tutt’altro tenore il ragionamento di Profumo ai soci: «L’abolizione facilita la raccolta di capitale di cui ha bisogno la banca, senza essa l’aumento non sarebbe possibile e Mps sarebbe nazionalizzata e di conseguenza venduta a terzi per intero o a pezzi». L’ex di Unicredit ha aggiunto: «Mi spiace dirlo, purtroppo non ci sono azionisti all’orizzonte anche perché nessuno di noi è andato ancora in giro a cercarli». Prima bisognerà che il management stabilizzi la situazione, e costruisca una storia di rilancio credibile agli investitori. Il primo passo sarà l’approvazione del piano relativo ai 2 miliardi di “nuovi” aiuti di Stato — in totale i miliardi di prestito sono 4 — consegnato a Bruxelles il 17 giugno. I tempi? «Auspico non lunghi», ha detto Viola, ma una scadenza non c’è. Poi andrà verificato l’andamento dei conti, e la capacità di rimborsare gli interessi 2013 sul prestito pubblico in contanti o in azioni.
L’assemblea è stata anche l’ultima uscita dei capi della fondazione Mps, che ha il 33,4% ma dovrà vendere un 10-15% per rimborsare i suoi debiti (350 milioni) e aveva già annunciato il voto a favore. «Le sollecitazioni di tutte le autorità di vigilanza rendono oggi indifferibile e non evitabile la scelta di rimuovere il limite del 4% — ha detto il presidente in scadenza Gabriello Mancini, come altre volte contestato, e incitato da alcuni a votare contro la proposta — . La fondazione deve salvaguardare il proprio patrimonio, favorendo l’incremento del valore economico e di mercatodella banca». Secondo Mancini, l’ente «non è stato complice, ma ingannato e danneggiato» dall’ex management Mps, e per questo l’ente «ha affiancato la banca nelle azioni risarcitorie intraprese» contro Giuseppe Mussari, Antonio Vigni e Nomura e Deutsche Bank. L’ente, ha aggiunto Mancini, «vuol essere protagonista anche nella ricerca dei nuovi soci». Ma il dossier dal 4 agosto passerà al nuovo vertice della fondazione: ai bandi di Comune e Provincia diSiena hanno aderito 117 candidati, per sei nomi da inserire nella Deputazione generale di 14. Settimana prossima gli amministratori pubblici faranno le liste.
L’assemblea ha anche introdotto le quote rosa, i limiti d’età (75 anni nel cda, 70 per il presidente, 67 l’ad) e revocato Michele Briamonte, avvocato dello studio Grande Stevens che assiste lo Ior ed è indagato per insider trading a Siena.
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