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Mps, rilievi Bce sui Monti-bond

Banca Mps incassa il sì dei sindacati sugli obiettivi del piano industriale, compresa l’esternalizzazione del back office, e predispone le garanzie richieste dallo Stato per la sottoscrizione dei Monti bond fino a 4,5 miliardi, interessi compresi. Deve però registrare le improvvise dimissioni del vice presidente Turiddo Campaini, che rimane in consiglio ma lascia l’incarico, ufficilamente per concentrarsi sull’azienda di cui guida il consiglio di sorveglianza, cioè Unicoop Firenze, nel cui portafoglio si trova il 2,7% del gruppo senese. Più che un temporale, una nuvola. Con qualche apprensione (vedere altro servizio).
Rocca Salimbeni punta a pagare nel 2014 gli interessi sui vecchi Tremonti bond relativi al 2012 (170 milioni) insieme a quelli 2013 dei Monti bond (altri 400 milioni circa), una prospettiva che darebbe un po’ di fiato alle scadenze di Banca Mps. Ma la Bce fa sapere che l’opzione di pagare gli interessi su questi titoli obbligazionari ibridi «mediante nuove azioni di Banca Mps a favore del ministro dell’Economia andrebbe preferita rispetto a un’ulteriore emissione» di Monti bond.
Francoforte teme un’eccessiva esposizione finanziaria di Siena. «In un contesto operativo già difficile – spiega un parere della Banca centrale europea – potrebbe comportare ulteriori difficoltà per il risultato della banca nel breve periodo e deteriorarne la capacità di rimborsare i bond in modo tempestivo».
Per Alessandro Profumo, presidente del gruppo di Rocca Salimbeni, però l’intesa sindacale (firmata da Fabi, Fiba, Uilca, Ugl, ma non da Fisac-Cgil, Dircredito e Sinfub) «consente all’azienda di riprendere il cammino verso il suo futuro, ottenendo risparmi fondamentali e disegnando le relazioni industriali su una base più moderna. Da parte delle organizzazioni sindacali c’è stato grande senso di responsabilità – aggiunge – e chi non ha condiviso questo percorso ha commesso un grosso errore di valutazione».
L’accordo prevede l’uscita di 1.110 dipendenti con la cessione delle attività di back office a una nuova società partecipata in minoranza (l’operazione dovrebbe realizzarsi nella prima metà del 2013), mentre altri mille dipendenti andranno in pre-pensionamento nei prossimi cinque anni, grazie all’attivazione del fondo di sostegno al reddito con riduzioni “one off” del costo del lavoro attraverso la solidarietà. L’accordo riguarda anche la scrittura del nuovo contratto integrativo aziendale che, come sottolinea una nota della banca, «avrà contenuti più adeguati al contesto di riferimento».
Rocca Salimbeni conferma che tutti gli obiettivi del piano industriale, per quanto riguarda il taglio dei costi, saranno rispettati. «Questa intesa contribuirà in maniera determinante al rilancio della banca», dice ancora la nota del gruppo senese, che sottolinea anche come «siano state individuate clausole di salvaguardia stringenti sul mantenimento dei livelli occupazionali» per chi entrerà nel perimetro del back office da esternalizzare. I lavoratori che lasceranno la banca potranno conservare il contratto del credito e il Monte s’impegna a garantire posto e stipendio (integrativo compreso). Un passaggio decisamente vincolante.
«È il primo accordo sulle esternalizzazioni che garantisce a vita sia sul contratto che sull’occupazione», commenta Mauro Incletolli, segretario nazionale Fiba-Cisl. Per la Fisac-Cgil di Siena, invece, «non è accettabile e costituisce un pericoloso precedente per la categoria». Il fronte sindacale che ha aderito all’intesa rappresenta comunque la maggioranza (60%) degli iscritti del gruppo guidato dall’amministratore delegato Fabrizio Viola e consentirà all’azienda di procedere speditamente nella direzione indicata dal piano industriale.
Intanto, ieri il cda presieduto da Profumo ha fissato per il 25 gennaio l’assemblea straordinaria che servirà a chiedere agli azionisti il mandato a varare due distinti aumenti di capitale, in aggiunta a quello da un miliardo con esclusione del diritto d’opzione già previsto (in calendario nel 2014-2015): il primo, d’importo pari all’emissione dei Monti bond e comprensiva degli interessi sugli esercizi 2012 e 2013 (4,5 miliardi circa); il secondo di 2 miliardi, a copertura degli interessi sugli stessi Monti bond. Entrambi senza diritto d’opzione. Lo Stato vuole tutelarsi. E Siena non ha molta scelta.

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