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Mps riapre il mercato degli Npl UniCredit prepara nuove cessioni

Le danze sono state riaperte ieri dal Monte dei Paschi, che ha annunciato la cessione di un portafoglio di crediti in sofferenza a Fortress. Ora la palla passa alle altre banche: diversi istituti, grandi e piccoli, hanno più di una operazione in fase di finalizzazione, ed è probabile che di qui alla pausa estiva si tenti di chiudere.
Lo scopo è alleggerire i bilanci per poter ridare fiato agli impieghi, e in attesa che la Banca centrale europea agisca dall’alto, acquistando Abs con sottostante di crediti sani, gli istituti sono chiamati a disfarsi di quelli malati. «Le banche dovranno ridurre la consistenza delle partite deteriorate, al fine di liberare le risorse necessarie per finanziare l’economia», aveva detto il 30 maggio scorso il governatore di Banca d’Italia, Ignazio Visco all’assemblea di Via Nazionale, e proprio in quell’occasione il consigliere delegato di UniCredit, Federico Ghizzoni, aveva dichiarato che nel gruppo «stiamo lavorando alla vendita di crediti deteriorati». «Spero di poter annunciare qualcosa già in questo trimestre», aveva aggiunto, e secondo fonti di mercato UniCredit – dopo aver chiuso un paio di operazioni a inizio anno– è alle prese con alcune maxi-cessioni (si parla di un ammontare massimo fino a 5-6 miliardi di valore nominale) divisibili in più tranche ma in gran parte rappresentate da crediti relativi a imprese con fatturato fino a 200 milioni; il dossier potrebbe stuzzicare l’appetito di diversi operatori stranieri, a partire da Cerberus (che ha già comprato l’anno scorso).
In ogni caso, non è l’unico fronte su cui è impegnata UniCredit. Insieme a Intesa Sanpaolo, come noto, c’è il progetto con Kkr e Alvarez & Marsal per la costituzione del veicolo partecipativo in società con crediti in fase di ristrutturazione (si sta lavorando all’elenco definitivo delle 10-15 aziende coinvolte), ed entro la fine di giugno – ma non si escludono proroghe – si attendono le offerte per Uccmb, la Credit Management Bank del gruppo tra i leader nella gestione dei non performing loans, un dossier che ha raccolto in data room diversi operatori del settore; l’asta ha due perimetri di vendita, di cui uno rappresentato dalla società e l’altro da un portafoglio di non performing loan per 4,4 miliardi.
UniCredit, d’altronde, ha costituito da marzo una non core bank cui ha affidato 85 miliardi di crediti, al 68% deteriorati, con l’obiettivo di smaltirli progressivamente. Iniziativa analoga ha assunto Intesa Sanpaolo con la sua capital light bank, business unit chiamata a ridurre gli asset considerati non core, dalle partecipazioni di sistema ai crediti non performing: nei giorni scorsi (si veda Il Sole 24 Ore del 27 maggio scorso) l’unità è stata affidata a un team di manager guidato dal cfo Stefano Del Punta e al capo-progetto Giovanni Gilli, dunque la cabina di regìa è insediata e a breve potrebbero partire le prime cessioni. E altre novità potrebbero arrivarein tempi rapidi dal Banco Popolare, alle prese con la cessione della bad bank interna Release, e da Veneto Banca, che potrebbe inserire la dismissione di sofferenze nel piano di risanamento allo studio del nuovo consiglio di amministrazione.
Come ha sottolineato il governatore, «si registra un crescente interesse per questi attivi da parte di investitori specializzati, oggi disposti a offrire prezzi più alti che in passato grazie all’attenuarsi della crisi del debito sovrano e alla riduzione dei premi per il rischio», e Pwc in un recente studio ha calcolato che nel 2015 il mercato degli Npl in Italia potrebbe raggiungere i 10 miliardi l’anno. «Il processo di Asset quality review tende ad accelerare la dismissione di asset non performing e molte banche sono pronte a riversare portafogli critici sul mercato», spiega Egidio Calegari, principal di Roland Berger e responsabile delle operazioni su crediti. Complice, appunto, un mercato disposto ad aumentare i prezzi di acquisto: «C’è molto interesse da parte di diversi fondi americani che hanno capito che l’Italia è un mercato relativamente buono su cui poter scommettere in questa fase, sia nel settore del credito al consumo che dell’immobiliare», aggiunge Calegari.

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