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Mps, riaperta l’inchiesta su Rossi I legali: «Fu ucciso da due persone»

Dopo oltre due anni di inchieste, controindagini e perizie, la famiglia di David Rossi — il portavoce del Montepaschi morto precipitando dalla finestra del suo ufficio a Siena la sera del 6 marzo 2013 — ottiene la riapertura dell’inchiesta sul caso, già archiviata per suicidio. Per la moglie, Antonella Tognazzi, e per il legale Luca Goracci ci sono elementi che farebbero pensare piuttosto a un’ipotesi di «omicidio», commesso da «almeno due persone».
Lo sostiene l’avvocato, che ha presentato un’istanza con nuove perizie e consulenze sulla base delle quali la magistratura di Siena ha riaperto il fascicolo.
Lo ha comunicato ieri sera la stessa Procura guidata dal procuratore Salvatore Vitello, arrivato a Siena un anno fa: «Gli aspetti segnalati nell’istanza di riapertura, corredata da consulenze di parte sui punti per i quali viene proposta la necessità di approfondimento, sono stati oggetto di valutazione e d’accordo con il dottor Andrea Boni, sostituto designato alla trattazione dell’atto, (la Procura, ndr ) ha assunto la decisione di procedere alla riapertura dell’indagine sui temi di prova evidenziati».
A condurre le prime indagini su Rossi erano stati i magistrati Aldo Natalini, Salvatore Nastasi e Giuseppe Grosso — che hanno curato anche l’inchiesta su Mps sotto la gestione di Giuseppe Mussari e Antonio Vigni — insieme con il pubblico ministero Nicola Marini.
Ora due nuovi magistrati si trovano a dover valutare uno scenario inquietante. David Rossi sarebbe stato costretto a scrivere i fogli di addio poi trovati nel cestino del suo ufficio: «coercizione fisica o psicologica» è la conclusione del perito grafologo Giuseppe Sofia. Quindi Rossi sarebbe stato colpito alla testa tanto da fargli perdere le forze e poi «almeno due persone» l’avrebbero sollevato e posto fuori dalla finestra, lasciandolo cadere giù per simulare un suicidio.
A sostegno di questa ipotesi ci sarebbero le ecchimosi sulle braccia riscontrate nell’esame autoptico, «chiaro segno di afferramento». Il professore Gianaristide Morelli, ordinario di medicina legale a Firenze, avrebbe inoltre evidenziato che la ferita alla testa non sarebbe compatibile con l’urto sul selciato.
Poi c’e la caduta: secondo la consulenza dell’ingegner Luca Scarselli, Rossi è caduto perpendicolare al muro. Dunque secondo il perito Rossi non può essersi buttato da solo, visto che mancherebbero sia l’accelerazione orizzontale — indizio della spinta che avrebbe dovuto darsi — sia il moto di rotazione, che invece avrebbe dovuto esserci se Rossi si fosse suicidato sedendosi di schiena sul bordo della finestra, che è invece la ricostruzione fatta propria dal gip nell’archiviazione.
Infine il video della telecamera di sorveglianza che ha ripreso la caduta di Rossi e i suoi ultimi minuti di vita sarebbe «manipolato», sosterrebbero le perizie, perché la parte dell’inquadratura relativa al fondo del vicolo sembrerebbe oscurata con un filtro così da rendere l’immagine meno nitida.
Quanto ci sia di fondato in queste ricostruzioni lo diranno le indagini. Nell’istanza sarebbe delineato anche il possibile movente, su cui ieri sera Goracci non si è però sbilanciato. Per la famiglia, sarebbe tutto nelle email che Rossi mandò all’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, due giorni prima di morire. Mail nelle quali Rossi gli mostrava la sua disperazione («Stasera mi suicido, sul serio. Aiutatemi!!!!») e gli chiedeva un aiuto per entrare in contatto con i magistrati, forse temendo di essere arrestato. Il 19 febbraio Rossi era stato perquisito ma non era venuto fuori nulla, e non era neanche indagato. Ma da allora era molto turbato, hanno riferito vari testimoni.
Qualcuno voleva far tacere Rossi? David era una persona molto conosciuta e potente a Siena, ed essendo stato uno dei più stretti collaboratori nonché amico di lunga data di Mussari conosceva molti aspetti della questione Antonveneta. Ieri Goracci di questo non ha voluto parlare. Se ne potrà sapere forse di più oggi nella conferenza stampa alla Camera dei Deputati che il legale terrà su invito del deputato Daniele Pesco, del Movimento Cinque Stelle.
Per la pubblicazione di quelle email, peraltro, la Procura di Siena ha indagato due anni fa proprio Goracci e la moglie di Rossi per divulgazione dei dati personali (di Viola), con l’aggravante di aver cercato di perseguire un profitto dall’esercizio arbitrario delle proprie ragioni nei confronti della banca, anche se né Viola né Mps hanno presentato querela.

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