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Mps resta in rosso ma la raccolta sale

In cda il punto sul nuovo piano: focus su Npl ed esuberi, si punta a chiudere entro due settimane
Alle prese con tanti, probabilmente troppi, tavoli negoziali, il Monte dei Paschi ha chiuso il primo trimestre dell’anno in rosso per 169 milioni: il dato è peggiore del 2016 (quando si erano toccati i 93,1 milioni di utile), ma si accompagna a una notizia positiva, cioè la ripresa della raccolta diretta per 5 miliardi. Segno, non scontato, che il cuore della banca batte ancora. E che può aver senso guardare avanti: più della trimestrale di ieri, infatti, determinante per il Monte dei Paschi sarà la semestrale di fine luglio; perché se tutto va come deve (e come sembra), recepirà gli effetti del nuovo piano industriale – soprattutto alla voce svalutazioni – e quindi rappresenterà il nuovo punto di partenza per l’istituto, con lo Stato ormai socio di maggioranza.
Più del presente, in pratica, conta il futuro. E così, secondo quanto risulta a Il Sole, oltre che sui conti ieri in cda ci si è soffermati a fare il punto sulle trattative con i diversi interlocutori sul nuovo piano industriale. Dall’informativa del ceo Marco Morelli è emerso che i tavoli aperti sono ancora tanti e riguardano soprattutto il capitolo Npl, la gestione dei costi (e quindi degli esuberi), la nuova struttura del capitale; da accontentare c’è soprattutto la Commissione europea, con la Dg Comp che chiede un piano di estremo rigore – con un cost/income a fine piano vicino al 50% – che nei fatti consenta di sterilizzare i potenziali vantaggi, distorsivi della concorrenza, derivanti dalla ricapitalizzazione pubblica. Ma il rischio è di ammazzare la banca, dunque la quadratura non è facile: le trattative, mediate dal Tesoro, comunque procedono e ieri in cda si è percepito un «cauto ottimismo», secondo quanto riferisce una fonte presente ai lavori; tanto è vero che tra Roma e Siena si punta a chiudere la trattativa entro un paio di settimane, in modo da procedere con le tante formalità necessarie (delibere di cda, approvazione della Commissione, decreti legge) entro la metà di giugno e consentire entro fine mese l’ingresso dello Stato. Circa i contenuti del piano, gli Npl restano il punto cruciale: sulla gestione dei 29 miliardi di sofferenze lorde l’ipotesi al momento più probabile prevede una cartolarizzazione con l’ingresso di Atlante a fianco dello Stato e degli altri azionisti della banca sulla tranche junior e le Gacs su quella senior.
Se il piano sarà approvato nelle prossime settimane, le nuove maxi svalutazioni preliminari alla cartolarizzazione (al 31 marzo le sofferenze erano svalutate al 35,4%, ma è probabile che ulteriori rettifiche si rendano necessarie prima della securization) si materializzeranno nei conti del prossimo trimestre, che però in compenso potranno beneficiare dell’impatto positivo – stimato intorno agli 891 milioni – della recente riforma sulla deducibilità delle Dta, le perdite sulle svalutazioni dei crediti.
Tornando alla trimestrale, i numeri sono quelli tipici di una banca in piena convalescenza con il Cet1, in particolare, che precipita dall’8,2% al 6,5% e si mantiene ampiamente al di sotto del 10,75% richiesto dalla Bce, mentre il patrimonio netto si riduce di 416 milioni a quota 6 miliardi. L’operatività è in contrazione, con i ricavi in calo del 21,3% a 933 milioni, e sul risultato operativo lordo (306 milioni) ha impattato il costo della garanzia pubblica sui 7 miliardi di emissioni effettuate a gennaio, di cui però ha beneficiato la liquidità. E poi, si diceva, cresce la raccolta diretta, con depositi e conti correnti che hanno contribuito positivamente per 5,5 miliardi.

Marco Ferrando

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