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Mps, il recupero richiede tempo

La ricapitalizzazione precauzionale e l’ingresso del ministero dell’economia nell’azionariato del Montepaschi hanno consentito di mettere in sicurezza la banca e di ripristinare tutti i coefficienti patrimoniali e la liquidità. Il ritorno alla redditività non sarà immediato, ma adesso è possibile operare in un contesto normale.

A descrivere la nuova Mps è stato l’a.d. Marco Morelli nell’audizione davanti alla commissione di inchiesta sulle banche, durata circa quattro ore.

Morelli ha chiarito che «il ritorno a una redditività sostenibile e al recupero di quote di mercato non possono essere realizzati in breve tempo». Anche perché, per risolvere i problemi lasciati dalla precedente gestione, ci vorrà «un notevole lasso di tempo». I segnali che arrivano dall’esterno sono comunque buoni e il ripristino della raccolta «è più veloce delle previsioni». Sono stati recuperati 11 miliardi al 30 settembre: un ripristino legato più al corporate e alle pmi che non a persone fisiche e famiglie. Nel solo mese di dicembre 2016 «abbiamo perso oltre 6 miliardi di raccolta commerciale, sostanzialmente per quello che accadeva nel paese in quel periodo»: un accenno all’esito del referendum costituzionale.

Proprio in quel periodo il Monte aveva lanciato un aumento di capitale destinato al mercato, fallito a seguito del «progressivo deteriorarsi della situazione ambientale causata dal voto sul referendum», ha sottolineato Morelli. Successivamente la Bce ha bocciato la richiesta di proroga, che avrebbe invece consentito agli investitori di «valutare l’assenza di mutamenti del quadro politico e un periodo più favorevole rispetto agli ultimi giorni di Natale». L’operazione andava comunque tentata: era «la conditio sine qua non per la ricapitalizzazione dello Stato, come prevede la direttiva europea Brrd».

Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente Alessandro Falciai, secondo il quale l’attuale management «ha vissuto uno dei periodi più turbolenti degli ultimi 500 anni». Una situazione che «ci ha fatto sentire l’epicentro della crisi bancaria non solo italiana ma anche europea». L’emergenza è stata gestita «con grande pressione, ma capendo qual era la posta in gioco, consapevoli del nostro operato».

Sollecitato dai commissari, Morelli ha raccontato la sua prima esperienza in Mps come vicedirettore generale, negli anni in cui al timone c’erano Giuseppe Mussari e Antonio Vigni. «Fui l’unico di quel gruppo di dirigenti che, in disaccordo con il top management, andò via», ha spiegato l’a.d., ricordando di essere stato nominato «a ottobre 2008 nella carica di direttore finanziario, a operazione Antonveneta e Fresh concluse». Le dimissioni, ha precisato, «erano collegate al fatto che avevo manifestato forte disaccordo sull’operazione Alexandria: con il risk management avevamo notato che si voleva portare avanti un’operazione senza avere bisogno di doverla fare, perché c’erano strumenti in bilancio che non era necessario modificare».

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