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Mps recupera in Borsa chiesto il processo per gli ex Mussari e Vigni

MILANO
Seduta di recupero per molte banche a Piazza Affari. Specie quelle di medie dimensioni, più colpite dalla turbolenza finanziaria di inizio 2016. Più di tutte si è ripresa l’azione Monte dei Paschi, +12,06% a 0,56 euro con forti scambi (per un ventesimo del capitale) e alta volatilità. Diverse le motivazioni del rialzo: ricoperture tecniche dopo tanti ribassi, la fine delle vendite allo scoperto di alcuni operatori, le decisioni di rientrare di qualche investitore a seguito del viaggio di presentazione dei conti 2015 (chiusi in utile per 390 milioni). Ieri l’ad Fabrizio Viola è stato avvistato a New York, dove ha incontrato diversi investitori statunitensi in colloqui individuali. Nella capitale finanziaria Usa c’era, nelle stesse ore, Carlo Messina, ad di Intesa Sanpaolo, con simili finalità.
Tra i banchieri italiani a New York e i loro interlocutori del mercato sono emerse le preoccupazioni legate alla mole di crediti inesigibili in pancia agli istituti – salita ieri a 89 miliardi di euro al netto degli accantonamenti e dei tempi lunghi di recupero delle garanzie in beni reali che rallentano lo sviluppo di un mercato delle sofferenze. L’Italia, con un tempo medio di sette anni, è tra i paesi più lenti al mondo in materia: ciò deprime il valore potenziale delle sofferenze, ed è per questo che il governo è intervenuto due volte (l’estate scorsa e pochi giorni fa) per abbreviare e semplificare i processi di recupero dei crediti. Gli effetti di quelle riforme non saranno però nei tempi brevi, come anche quelli delle garanzie statali introdotte dal Tesoro per le banche che vorranno cartolarizzare parte delle loro sofferenze. Servirà una decina d’anni per normalizzare il mercato del credito italiano.
Tempi più lunghi – ma si spera misurabili in qualche settimana – serviranno anche a ultimare i preparativi per la fusione in vista tra Banca popolare di Milano (+4,38% ieri) e Banco popolare (+3,44%). Sembra che i consigli di amministrazione delle due banche non si riuniranno nel fine settimana, perché le richieste della Banca centrale europea per consentire la fusione sono più impegnative del previsto. Si dice che Francoforte abbia chiesto requisiti di governance e capitale ben precisi, oltre che un piano di smaltimento efficace delle sofferenze (la banca veronese ne ha più della media).
Ieri, sul fronte giudiziario, i pm milanesi hanno poi chiesto il processo per 13 persone, tra cui gli ex vertici di Mps, ex dirigenti di Deutsche Bank e di Nomura, e gli stessi tre istituti di credito, per le operazioni finanziarie con cui avrebbero coperto perdite milionarie del bilancio Mps dopo l’acquisto di Antonveneta, con dati di bilancio truccati per oltre 2 miliardi. I reati contestati dagli inquirenti sono falso in bilancio, ostacolo alla vigilanza di Consob e Bankitalia, aggiotaggio e falso in prospetto per fatti tra il 2008 e il 2012. Tra gli indagati figurano l’ex presidente di Mps Giuseppe Mussari, l’ex dg Antonio Vigni, l’ex responsabile finanza Gianluca Baldassarri, oltre ai dirigenti delle controparti sui derivati Santorini e Alexandria, e sul prestito Fresh.
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