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Mps, pulizia da un miliardo sui derivati

Pulizia per oltre un miliardo sui conti 2012 di Banca Mps. Il consiglio d’amministrazione del gruppo senese, convocato questo pomeriggio a Rocca Salimbeni, esaminerà il dossier sulle operazioni strutturate costruite dalla passata gestione e oggetto di un’analisi interna che si è conclusa nei giorni scorsi. Lo squilibrio emerso è di 920 milioni, ai quali si aggiungono 120 milioni di costi del personale non contabilizzati.
«Non stiamo parlando di un buco, ma di aggiustamenti di bilancio», ha detto il presidente Alessandro Profumo intervenendo ieri sera a “Otto e mezzo” su La7. «Non credo al pagamento di tangenti per Antonveneta, che pure è stata pagata troppo – ha aggiunto -. Ma se la magistratura dovesse scoprire che ci sono state, allora risaneremmo il bilancio, perchè chiederemo i danni».
Per quanto riguarda le operazioni strutturate Mps la perdita più rilevante, 450 milioni, riguarda il contratto Santorini stipulato con Deutsche bank. Seguono Alexandria (controparte Nomura) per 300 milioni e Nota Italia (con JpMorgan) in rosso di 170 milioni. Le prime due operazioni, ormai famigerate e oggetto di attenzione da parte della magistratura e delle autorità di vigilanza, sono contratti pronti contro termine (in gergo tecnico “repo”, repurchase agreement) realizzati per spalmare nel tempo perdite d’investimenti pregressi su titoli (Btp o azioni), le cui cedole sono state oggetto di asset swap per gestire il rischio di tasso.
Nota Italia, che risale al 2006, a differenza delle altre operazioni di epoca successiva (2008-2009), incorpora uno strumento derivato che ha come sottostante titoli di Stato italiani (Btp). Siena dovrà mettere a punto una manovra contabile per assorbire questa pulizia di bilancio, secondo le indicazioni di Profumo e dell’amministratore delegato Fabrizio Viola, impegnati a pilotare il Monte attraverso il mare agitato delle inchieste e dei mercati (ieri il titolo ha ripreso tono mettendo a segno un +3,22% a 0,2279 euro), verso acque più tranquille.
Il consiglio d’amministrazione deve dunque indicare la strada per assorbire l’impatto patrimoniale delle perdite. L’aumento di 500 milioni dei Monti bond richiesti, da 3,4 a 3,9 miliardi, che saranno emessi nei prossimi giorni e sottoscritti dal ministero dell’Economia, contrariamente a quanto ipotizzato a novembre (quando fu annunciata la maggior richiesta di Monti bond) non basta. E non potendo praticare la strada di un ulteriore emissione di obbligazionaria, nè ipotizzare di varare adesso l’aumento di capitale da un miliardo già deliberato dagli azionisti (mancano le condizioni), la prospettiva è quella di un aggiustamento contabile, attraverso operazioni sul portafoglio titoli e cessioni di asset, come previsto dal piano industriale.
Profumo e Viola continuano a manifestare fiducia nel futuro. Un incoraggiamento è arrivato dal Fondo monetario internazionale: «È importante per il Monte dei Paschi andare avanti con i piani di ristrutturazione, in modo da ristabilire lo stato di salute della banca e la sua redditività», ha detto il portavoce Gerry Rice. Anche Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana (un posto nella Fondazione Mps), esprime ottimismo: «Il Monte ce la farà», dice. Oggi la parola passa al consiglio d’amministrazione di Rocca Salimbeni.

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