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Mps prova ad anticipare l’aumento

Sul mercato, prima che sia troppo tardi: il tempo non gioca a favore dell’aumento di capitale del Monte dei Paschi di Siena (ieri in Borsa ha perso il 7,52%) e Rocca Salimbeni prova a stringere i tempi. O almeno cerca di tenersi aperta la possibilità di lanciarlo all’inizio del 2014; è stato convocato per oggi, infatti, il consiglio di amministrazione che convocherà l’assemblea dei soci entro la fine dell’anno, in modo da poter partire con la ricapitalizzazione – in teoria – già all’inizio del 2014, sfruttando l’abbondanza di liquidità in circolazione nei mercati e a distanza di sicurezza dal termine massimo, fissato dalla Commissione europea per l’autunno prossimo.
Buona parte del lavoro, dai primi contatti con gli investitori al consorzio di garanzia, è già stata avviata, ma a ieri mancava ancora il via libero definitivo della Commissione europea: arriverà con ogni probabilità in settimana; tuttavia, a Siena non c’è tempo da perdere: per poter convocare l’assemblea entro la fine del 2013 – visto che occorrono 30 giorni di anticipo – il tempo è quasi scaduto, di qui la decisione, annunciata ieri, di giocare d’anticipo su Bruxelles e spostare a oggi la riunione del board fissata per giovedì: così il cda oggi convocherà l’assemblea tra Natale e Capodanno (il 27, 28 o più probabilmente il 30 dicembre), un appuntamento comunque subordinato al via libera all’aumento da parte della Commissione che dovrebbe essere notificato al Mef domani, secondo quanto anticipato da Radiocor.
A quel punto, i vertici del gruppo avranno la possibilità di avviare l’operazione già a partire da gennaio. Di fatto, una delle poche certezze in un quadro che per il resto rimane estremamente incerto e che vede un mercato sempre meno paziente, considerate anche le crescenti divergenze tra la banca e Fondazione Mps, suo primo azionista.
Due settimane fa, presentando l’ultima trimestrale, l’ad del Monte Fabrizio Viola sull’aumento aveva ribadito che «prima si fa e meglio è», facendo così intendere che lo scenario più propizio sarebbe quello di un avvio nelle prime settimane del 2014, sfruttando il lavoro condotto dagli advisor, che sembrano aver già raccolto investitori disponibili a sottoscrivere fino a un miliardo. Posizione diametralmente opposta, invece, per la Fondazione: l’ente presieduto da Antonella Mansi deve vendere una parte consistente del pacchetto per ripianare la sua posizione debitoria (l’ente è esposto per 350 milioni) e sa di doverlo fare prima che l’aumento annacqui il sio 33,4%, ma al tempo stesso vuole evitare lo stillicidio e per questo necessita di altro tempo per individuare uno o due soci di peso, con cui magari stringere un accordo che salvaguardi una presenza nel cda della banca. Per questo, nei giorni scorsi, la stessa Mansi aveva dichiarato «penalizzante» un aumento lanciato già a gennaio.
Se l’ente deciderà nei prossimi giorni quale posizione assumere in assemblea (la deputazione amministratrice avrebbe dovuto incontrarsi ieri, ma la riunione è stata rinviata), la banca invece ha deciso di forzare i tempi sull’aumento: d’altronde, il consorzio di garanzia è stato già in larga parte costituito – come global coordinator vengono indicati i nomi di Ubs, Mediobanca, Citigroup e Goldman Sachs, mentre come joint-bookrunner dovrebbero essere chiamati Societé Generale, Merrill Lynch, Morgan Stanley e Barclays, cui dovrebbero affiancarsi altre banche minori – e già ora si vocifera di un’operazione proposta al mercato con uno sconto del 40%; temporeggiare oltre, di fatto, significherebbe elevare ulteriormente lo sconto. Sull’ammontare, invece, pare ormai certa la scelta di puntare a 3 miliardi, in modo da coprire non solo l’importo richiesto dalla Commissione europea ma anche la prima tranche di interessi sui Monti bond.

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