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Mps, pronto il decreto per l’intervento statale

Oggi i vertici della banca a Francoforte dalla Bce: sul tavolo l’ipotesi di uno slittamento dell’aumento
Il primo giorno di Borsa post-referendum non ha portato la tempesta temuta dopo l’emergere dei risultati, anche se Monte dei Paschi ha lasciato sul campo un altro 4,21%, ma il piano per il salvataggio e rilancio di Rocca Salimbeni ha vissuto ieri una sorta di “sospensione” parallela a quella del quadro politico del Paese. In questa chiave, l’opzione B in caso di insuccesso dell’operazione Mediobanca-Jp Morgan torna di attualità, e al Tesoro è sostanzialmente pronto il piano che passa dall’aumento di capitale «precauzionale» con intervento diretto dello Stato per salvare il Monte. A essere pronta è l’infrastruttura, figlia anche di un nuovo confronto tecnico fra Roma e Bruxelles, ma non la decisione di utilizzarla, perché molto dipende dalla rapidità di assestamento del quadro politico. Un’uscita rapida dalla crisi di governo, dopo le dimissioni di Renzi che arriveranno a manovra approvata, potrebbe ridare qualche punto all’«operazione di mercato» che invece vedrebbe ridursi ulteriormente le proprie chance in caso di stallo più lungo. Prima delle prossime mosse, infatti, gli investitori internazionali aspettano di capire tempi e prospettive del nuovo governo, perché l’operazione su sofferenze, piano industriale e aumento di capitale è in più tappe e ha bisogno di una visibilità a medio termine.
Il via libera in Senato alla legge di bilancio potrebbe arrivare tra giovedì e venerdì, aprendo ufficialmente la crisi con un giro di consultazioni che a tappe forzate potrebbe chiudersi con l’incarico tra sabato e domenica.
In attesa che lo scenario si ricomponga, ieri mattina la riunione milanese tra Mediobanca, Jp Morgan e le altre banche del consorzio di garanzia ha portato a uno slittamento delle decisioni sull’aumento di capitale, che sposta in avanti anche il cda del Monte in programma originariamente oggi. Tutto è congelato, insomma, anche perchè nel frattempo va definita la road map con la Vigilanza Bce, con cui il dialogo in questi giorni è fittissimo. I vertici della banca voleranno dunque oggi pomeriggio a Francoforte per ragionare sui possibili scenari e definire la rotta da seguire, come era stato annunciato dallo stesso Ceo Marco Morelli nelle scorse settimane. Sul tavolo della Bce ci sarà l’analisi delle possibili conseguenze di un burden sharing. Ma non è escluso che Morelli e il cfo Francesco Mele portino al vaglio degli ispettori anche la possibilità di un rinvio al 2017 della cessione di 27 miliardi di Npl concordata con la Bce lo scorso novembre. Che sia un stop di qualche giorno (in attesa di un chiarimento del quadro politico), o più prolungato, il congelamento permetterebbe di salvare l’architettura dell’operazione con capitali privati. Certo è che entro la settimana tutto dovrà essere definito. I vertici della banca, assieme agli advisor JpMorgan e Mediobanca, puntano ad avere una risposta definitiva da parte dal Qatar e dai fondi anglosassoni entro la settimana o, al più tardi entro lunedì. Qualora i potenziali anchor investors si palesassero l’aumento potrebbe scattare il 12 dicembre, per concludersi entro l’anno.
Lo stand by aumenta ovviamente l’esigenza di una rete di sicurezza se il piano A non dovesse andare in porto. L’alternativa passa da un nuovo intervento diretto del Tesoro sulla ricapitalizzazione della banca, che nella linea tracciata dalle regole europee avrebbe natura «precauzionale» e l’obiettivo sostanziale di evitare la risoluzione del Monte: la premessa imposta dalle norme Ue, cioè l’esigenza messa nero su bianco dallo stress test, è “soddisfatta” dalle pagelle diffuse il 29 luglio dall’Eba che avevano calcolato un Cet1 ratio negativo per Siena in caso di «scenario avverso». L’intervento diretto del Tesoro potrebbe far scattare il bail in a carico di azionisti e investitori istituzionali titolari di azioni subordinate, lasciando al riparo i piccoli risparmiatori e i correntisti.
Mps, va ricordato, è solo il nome più pesante all’interno di un panorama di istituti in crisi che va dalla coppia veneta della Popolare di Vicenza e Veneto Banca alle quattro good banks che il fondo di risoluzione sta provando a vendere. In queste settimane, i tecnici hanno studiato più di un intervento sul settore, ma l’esigenza di utilizzarli dipenderà anche dalle risposte che il mercato darà in questi giorni.

Luca Davi
Gianni Trovati

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