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Mps: pronti per un’aggregazione

Il voto, scontato, è stato sul nuovo aumento di capitale da 3 miliardi, sul bilancio in rosso da oltre cinque miliardi che l’ha reso necessario, sul nuovo board. Ma l’attenzione dei soci presenti ieri in assemblea, nei fatti, era su altro: le nozze chieste dalla Bce e cercate in primis dal Montepaschi, che sono «un’opportunità più che un vincolo», come ha detto ieri il ceo Fabrizio Viola, ricordando che solo con un’integrazione la banca potrà aumentare la sua capacità di remunerare il capitale. E poi il braccio di ferro con Nomura su Alexandria, uno dei motivi che finora hanno tenuto lontano eventuali pretendenti.
Sull’operazione (si veda l’altro articolo in pagina), i primi risultati dell’inchiesta dei pm milanesi, conditi con uno spread che alleggerisce il peso per la banca, potrebbero spingere le due parti a trovare un accordo, anche se le posizioni per ora restano distanti. E anche l’m&a, in fondo, non è così vicino: «La Bce ci ha raccomandato che i passi verso un’operazione di integrazione siano definiti nel tempo», ha detto ieri Viola al termine dell’assemblea fiume durata undici ore. Come a dire che ci sarebbe da fare in fretta, anche se «al momento non c’è nessuno» che si sia fatto avanti tra le banche, questione non irrilevante visto che per un’aggregazione occorre essere in due, al di là di quanto chieda la Vigilanza.
«Passato l’aumento di capitale, dedicheremo più tempo per questo processo», ha detto ancora Viola. L’operazione da tre miliardi ieri è stata approvata a larga maggioranza dai soci, molti dei quali un anno fa avevano dato il proprio consenso all’altro aumento da 5 miliardi, in larga parte già bruciato. La nuova ricapitalizzazione partirà nella seconda metà di maggio, dopo il cda che l’8 approverà la trimestrale: servirà, tra l’altro, a rimborsare 1,078 miliardi di Monti bond allo Stato, che da luglio diventerà azionista con il 4%. Chi lo sottoscriverà? A Rocca Salimbeni sperano in «azionisti stabili, con una prospettiva di lungo periodo sulla banca», anche se dentro a chi già c’è e risponde a questo profilo i dubbi non mancano: la Fondazione Mps, come ha detto ieri il presidente Marcello Clarich, non ha ancora deciso se sottoscrivere o meno, per gli altri pattisti Fintech e Btg in teoria le possibilità sono maggiori ma non hanno ancora sciolto le riserve.
Chi invece parteciperà pro quota, oltre ai francesi di Axa, è Alessandro Falciai, socio all’1,7% tra i protagonisti dell’assemblea di ieri: quando c’è stato da votare per il nuovo board, la lista numero tre presentata dall’imprenditore noto per i trascorsi (e gli affari) nelle tlc si è classificata al secondo posto, soffiando la piazza ad Axa e conquistando quattro posti in consiglio. Morale: il patto del 9% (Fondazione, Fintech, Btg Pactual) nel board – allargato da 12 a 14 componenti – vedrà 7 rappresentanti, cioè Alessandro Profumo, Fiorella Kostoris, il ceo Fabrizio Viola, Fiorella Bianchi, Christian Whamond, Lucia Calvosa e Roberto Isolani; con Alessandro Falciai entrano Stefania Bariatti, Daniele Bonvicini, Maria Elena Cappello mentre Axa di rappresentanti ne ha tre (Béatrice Derouvroy Bernard, Antonino Turicchi, Stefania Truzzoli). I soci hanno anche deciso che il vicepresidente sarà uno solo, carica che andrà a Roberto Isolani; Alessandro Profumo invece rimarrà presidente, ma solo per qualche mese, giusto il tempo di chiudere l’aumento di capitale.
«Avrei piacere di fare qualcosa di più imprenditoriale», ha detto Profumo a proposito del suo futuro lontano da Siena. Per il successore sono già all’opera gli head hunter di Korn Ferry, reclutati dai pattisti. «Stiamo andando a esplorare alcune soluzioni in perfetto accordo», ha detto al riguardo Clarich. Ai cronisti che gli chiedevano se ci siano già dei nomi, Clarich ha risposto «certamente». Ma la caccia, rigorosamente tra gli “under 70” viste le prescrizioni dello statuto, è solo all’inizio.

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