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Mps e Poste, niente assemblea Slittano le nomine pubbliche

ROMA – Rinvio fino a tre mesi delle assemblee per le nomine delle grandi società pubbliche quotate in Borsa. È questa, secondo fonti autorevoli, la norma che il governo intende inserire nel decreto legge sulle misure per il Coronavirus, che dovrebbe essere esaminato stasera dal Consiglio dei ministri. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è prevista lunedì.

La prima conseguenza è il rinvio delle assemblee ordinarie dei soci di Banca Mps, già convocata per il 6 aprile e di Poste Italiane, il 16 aprile. Ma potrebbero slittare anche le assemblee successive. Nell’ordine sono Terna (27 aprile), Enav (5 maggio), Eni (13 maggio), Enel (14 maggio) Leonardo-Finmeccanica (13 maggio, 20 in seconda convocazione), se non si troverà un accordo politico su tutte le nomine.

La norma, ieri ancora in preparazione, dovrebbe prevedere che le assemblee possono essere rimandate e si devono svolgere entro tre mesi dall’entrata in vigore del decreto, quindi entro il 30 giugno. La norma però non è limitata alle società pubbliche e alle nomine. Prevede la facoltà di un rinvio generalizzato delle assemblee degli azionisti fino alla fine di giugno, per tutte le società quotate (anche le private) che lo ritengano necessario e per tutte le delibere di competenza dell’assemblea. Quindi ci potrebbe essere uno slittamento anche per l’approvazione dei bilanci e per la distribuzione del dividendo.

La norma fa riferimento all’emergenza sanitaria causata dal Coronavirus e ai provvedimenti del governo che hanno vietato le forme di assembramento e reso più difficili spostamenti, viaggi, riunioni. Un’esigenza sentita da diverse società, ma forse non insuperabile sul piano tecnico.

Invece il problema che si è rivelato insormontabile per la maggioranza di governo sono le nomine. Non c’è accordo tra M5S e Pd (e Iv) sul rinnovo dei cda di Mps e delle altre grandi società pubbliche con i vertici in scadenza. La proposta avanzata al premier Giuseppe Conte dall’interno del Pd, sembra dal ministro capodelegazione Dario Franceschini, di confermare in blocco gli ad uscenti (eccetto Mps) non è passata. Segno che c’è chi pensa ad alcuni cambiamenti in società importanti.

E infatti la norma sul rinvio arriva a ridosso della scadenza dei termini per la presentazione delle liste di candidati ai cda. Per statuto, gli azionisti devono presentare le liste almeno 25 giorni prima dell’assemblea. Per Mps il termine è scaduto ieri. Il ministero dell’Economia non ha depositato la lista perché non c’è accordo tra Cinque stelle, Pd e Mef su chi debba essere il nuovo ad al posto di Marco Morelli.

Da notare che, secondo lo statuto di Mps, l’assemblea ordinaria «deve essere convocata almeno una volta l’anno entro 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale», quindi entro il 29 aprile quest’anno perché è bisestile. Pertanto il decreto sul rinvio consentirà di sforare il termine dello statuto. Per Poste e per le altre società pubbliche che hanno le nomine gli statuti prevedono che l’assemblea ordinaria sia convocata entro «180 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale» (quest’anno sarebbe entro il 28 giugno).

Se a inizio aprile l’emergenza sanitaria fosse superata e venisse raggiunto l’accordo Pd-M5S si potrebbero fare le liste per Mps, Poste e svolgere regolarmente le altre assemblee. Tenendo presente che bisogna presentare le candidature 25 giorni prima dell’assemblea: quindi per Terna entro il 2 aprile (a rischio rinvio), per Enav il 10 aprile, per Eni e Leonardo il 18 aprile, per Enel entro il 19. E la prassi del Mef è che le liste si presentano tutte insieme. Se invece non si facesse in tempo slitterebbero anche altre assemblee. Enel ieri ha detto che «non prevede un cambio della data dell’assemblea». Ma la decisione finale va coordinata con l’azionista-Mef.

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