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Mps porta in Consob il prospetto d’aumento Bce in pressing su fusione e derivati

Mps accende i motori per l’aumento 2015, il quarto in sei anni. Il prospetto è già stato inviato alla Consob, e ieri la banca ha annunciato il raggruppamento delle azioni, da lunedì, nel rapporto di una nuova ogni 20 vecchie, necessario data la diluizione dell’operazione che eccede di poco il valore di mercato di Mps (ieri 2,9 miliardi, in aumento dell’1,07%). Mercoledì 20 si riunirà il cda per stabilire il prezzo dell’emissione, che dovrebbe partire il 25 maggio, per chiudersi entro fine giugno e permettere la restituzione di 1,07 miliardi di Monti bond al Tesoro senza pagargli le cedole in azioni il 1° luglio. Nel capitale resteranno i soci attuali: Fondazione Mps, Btg Pactual e Fintech, che reggono il patto al 9% e dovrebbero seguire tranne l’ente senese, visto quasi dimezzare il 2,5% residuo; Axa, che ha già detto che seguirà per il suo 3,17%, e Alessandro Falciai che farà l’en plein per l’1,7%. Gli altri il management li cerca tra investitori istituzionali e i piccoli soci.
Il lato debole per la banca senese resta il rapporto con Francoforte. La Bce, nel dare martedì l’ok alla ricapitalizzazione, ha voluto rimarcare che l’aumento «non è sufficiente a risolvere i problemi strutturali» del Monte, e che restano altri due pilastri da costruire per ristrutturare la banca. Uno è l’alleggerimento dei crediti in sofferenza, anche cedendone per almeno 5,5 miliardi, l’altro è l’individuazione di un partner, previa «stesura di un percorso» da inviare a Francoforte entro il 26 luglio. Questo passaggio fa capire quanto la vigilanza unica sia determinata e guardinga: anche perché il nulla osta dato martedì è il primo che l’Eurotower ha emesso su emittenti con problemi. È duro, concettualmente, autorizzare la sollecitazione di pubblico risparmio mentre si continua a dire che la banca non può andare avanti da sola. Altro punto su cui la Bce è stata critica è l’esposizione verso Nomura, che tramite l’operazione Alexandria ha sfondato il tetto massimo previsto per singola controparte (circa 3 miliardi, nettate le posizioni). Nelle carte si legge che «Nomura ha proposto una transazione stragiudiziale a Mps e questa ritiene possa essere raggiunta nella prima metà del 2015». I legali delle parti trattano a oltranza perché ciò avvenga, anche tenendo conto del fatto che Mps ha chiesto un miliardo di euro di danni ai giapponesi per quei derivati. Anche la Consob, nel ribadire che contabilizzare Alexandria come credito — e non come derivato — «non configura comportamenti censurabili degli amministratori Mps» (è la risposta del sottosegretario all’economia Enrico Zanetti a un’interrogazione) ha ritenuto «alla luce delle indagini in corso alla procura di Milano, di approfondirne le modalità di contabilizzazione». Fin dal marzo 2013 Consob e Bankitalia hanno permesso a Mps di appostare Alexandria come un credito.
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