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Mps, piano di tagli per tornare all’utile

Lacrime e sangue. Ma anche la prospettiva del rilancio. È un piano di ristrutturazione molto duro, quello approvato ieri dal consiglio d’amministrazione di Banca Mps, presieduto da Alessandro Profumo. I contenuti, messi a punto dall’amministratore delegato Fabrizio Viola in accordo con il ministero dell’Economia e la Commissione europea, che a sua volta dovrebbe dare l’ok definitivo entro il 14 novembre, prima cioè della prossima relazione trimestrale di Rocca Salimbeni, costituiscono un’autentica cura draconiana.
L’arco temporale si allunga dal 2015 al 2017, al termine del quale il Monte conta di raggiungere un livello di redditività adeguato (Rote al 9% contro il 7,1% del documento precedente), dopo aver azzerato il finanziamento pubblico che sarà restituito al 70% nel 2014 (3 miliardi su 4,07), grazie anche a un aumento di capitale da 2,5 miliardi per garantire il quale Banca Mps si è affidata a Ubs. Obiettivi ambiziosi, resi possibili dall’inasprimento dei tagli e da una più marcata focalizzazione del business.
La riduzione del numero dei dipendenti passa da 4.640 (su un totale di 32mila) a 8mila, di cui 2.700 già usciti al 30 giugno scorso. Il costo del personale scende di 500 milioni, ai quali si aggiungono altri 440 milioni di minori spese amministrative, in parte (140 milioni) effettuate quest’anno. Le filiali da chiudere diventano 550: 150 in più di quelle ipotizzate e già tagliate. I costi operativi caleranno del 4,8% a fine 2017, mentre i ricavi registreranno un leggero incremento (+0,8%). Il rapporto costi/ricavi scenderà al 50% (nel vecchio piano era il 58,5% al 2015) e l’utile netto si attesterà intorno ai 900 milioni, con un Rote del 9% appunto.
Tra le decisioni prese c’è anche la revisione dei compensi del top management, come richiesto dalla Commissione europea: il tetto concordato con Bruxelles è di 500 mila euro lordi, limite che penalizza soprattutto l’amministratore delegato, che l’anno scorso ha incassato circa 1,4 milioni. «È un piano solido e non partiamo da zero», ha commentato a caldo Viola, parlando ieri in conference call con gli analisti finanziari. «I nuovi obiettivi – ha sottolineato il manager – si basano su stime macroeconomiche prudenti», tra cui una debole ripresa dell’Italia (+1,4%) e uno spread a 164 punti, sempre nel 2017.
Il piano prevede la riduzione del portafoglio di titoli di Stato italiani, dai 23 miliardi di giugno 2013 a circa 17 miliardi di euro nominali. Sarà ridimensionata la presenza nel credito al consumo e nel leasing, oltre a predisporre una graduale uscita da tutte attività con valore aggiunto negativo. Tra gli obiettivi c’è un miglior profilo di liquidità della banca, con il raggiungimento di un rapporto impieghi/raccolta del 90% a fine arco. L’intero finanziamento ricevuto dalla Banca centrale europea (Ltro) sarà invece rimborsato entro il 2015.
Preoccupazione arriva dal fronte sindacale. «È un piano con un fortissimo impatto sociale», dice Massimo Masi, segretario generale della Uilca. La riduzione del personale, secondo quanto spiegato in conference call da Viola e dal direttore finanziario Bernardo Mingrone, avverrà «attraverso il ricorso a fondi di solidarietà e con «l’affido a altre società delle attività di back office», mentre «il comparto dell’It resterà nel perimetro del gruppo. Degli 8mila esuberi, 700 si realizzeranno con il normale turnover – ha puntualizzato Mingrone – mentre la cessione del back office è un’operazione mirata a aumentare la flessibilità, ridurre i costi, mantenendo lo stesso livello di servizi».
Il mercato ha accolto il nuovo piano di ristrutturazione con un’ondata di acquisti che ha spinto il titolo Mps a quota 0,231 euro (+6,2%). «Nell’ultimo anno il rilancio della banca si è materializzato attraverso importanti risultati in termini di riorganizzazione aziendale, sviluppo commerciale e contenimento dei costi, pur in presenza di un contesto più difficile del previsto – è il commento di Viola -. Si apre ora la seconda fase, che ci vedrà impegnati a mandare avanti il rilancio, con la realizzazione del piano di ristrutturazione e il rimborso del debito nei confronti dello Stato». Non solo lacrime e sangue.

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