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Mps, perdite a 500 milioni Viola in pressing per l’aumento Sgs spinge i conti della Exor

Mps reintegra il cda e dirama una trimestrale con segni di tenuta – benché in rosso per 138 milioni, e sono 518 da gennaio – ma deve tenere sotto traccia la preparazione dell’aumento fino a 3 miliardi per restituire i Monti bond, in attesa del via libera di Bruxelles. «Più passa tempo più l’operazione è difficile», ha detto l’ad Fabrizio Viola, confermando che – delle tre finestre temporali per lanciare l’operazione nel 2014 (evitando la nazionalizzazione) – la preferita è inizio gennaio, con nel prospetto i dati diffusi ieri. Perché ciò avvenga l’Ue deve approvare il piano entro fine mese, poi il cda convocherà l’assemblea in un mese; una strada stretta.
La trimestrale è in linea con le attese (tarate su un rosso di 155 milioni), un po’ meglio sui ricavi – in rialzo, specie sul margine di interesse (+4%) – e peggio negli accantonamenti sui crediti (519 milioni nel trimestre, e 1,54 miliardi le rettifiche da gennaio). I crediti a clienti nei nove mesi calano del 4,5% a 135 miliardi, la copertura delle sofferenze è stabile al 58% (quelle lorde salgono del28% in un anno). Circa metà della perdita viene dagli interessi sul prestito del Tesoro da 4,07 miliardi, costato 238 milioni da gennaio. Prosegue la riduzione dei costi: -11,4% da gennaio, dopo il -1,1% trimestrale. «Mps ha imboccato un percorso di riequilibrio patrimoniale e di recupero di redditività sostenibile, che sono le linee guida del piano», ha detto Viola, ed ha aggiunto che ildocumento 2013-2017 approvato il 7 ottobre sarà presto rivisto «per dare più credibilità agli obiettivi». L’istituto, che ieri ha cooptato in cda Daniele Discepolo, Marco Miccinesi e Marina Rubini, ha poi svalutato il 2,5% in Bankitalia – da 432 a 188 milioni livellandolo ai 7,5 miliardi di forchetta massima previsti dal Tesoro.
Trimestrale di tutt’altro segnoper Exor, holding di Fiat e Cnh Industrial, che a settembre ha un Nav in crescita a 9,162 miliardi (7,62 il valore degli asset 2012) e un utile consolidato di 1,743 miliardi da 217 milioni di fine 2012. L’incremento è dovuto principalmente alla plusvalenza da 1,534 miliardi per la cessione della partecipazione in Sgs. Nel terzo trimestre l’utile della holding è stato 71,6 milioni (49,2 milioni unanno prima). Il patrimonio netto sale di 23 milioni a 6,192 miliardi.
Bene anche Ferragamo, che ha chiuso i primi nove mesi del 2012 con ricavi pari a 915 milioni, in aumento del 10% rispetto a 833 milioni registrati nei primi nove mesi 2012. Nel solo terzo trimestre 2013 la crescita del fatturato è stata pari all’8,5%, passando da 267 milioni a 290 milioni. L’utile netto, inclusivo del risultato diterzi per 7 milioni, ammonta a 120 milioni (+41%); l’utile netto di pertinenza del gruppo è di 112 milioni. Per Campari invece i primi 9 mesi si sono chiusi con un utile prima delle tasse in calo del 14,9% a 149,5 milioni. Crescono invece (+13%, variazione organica -0,4%) i ricavi a 1.052 milioni.
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