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Mps, Passera ritira l’offerta Scambio di accuse con i vertici

L’ex ministro ed ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Corrado Passera ha ritirato la sua proposta alternativa per salvare Mps. Lo ha fatto ieri mattina di fronte a quella che ha definito una «chiusura totale» da parte della banca, nonostante avesse a disposizione investitori pronti a mettere 2 miliardi di euro cash, con tanto di lettere di impegno pronte ad essere divulgate a Mps una volta stretti gli accordi di riservatezza. Finisce così un tentativo di entrare nella partita senese cominciato a fine luglio, con un primo piano respinto a poche ore dalla riunione del board che doveva dare una risposta alla bocciatura agli stress test della Bce, e replicato lo scorso 13 ottobre con una nuova versione della proposta Passera.

L’uscita di scena del banchiere «rammarica» ma non preoccupa i vertici di Mps, per i quali al contrario si elimina un elemento «di disturbo» informativo di una vicenda molto complessa, specialmente i una fase in cui il ceo Marco Morelli è impegnato in un difficile roadshow tra Europa, Golfo Persico, Usa (dove resterà fino a venerdì) e Asia (Singapore, Hong Kong). Ma che comunque lascia Siena senza alternative «di mercato» all’operazione da 5 miliardi firmata Jp Morgan-Mediobanca.

Ieri mattina Passera ha scritto una pesante lettera al board presieduto da Massimo Tononi e ai sindaci dell’istituto contestando le «condizioni impraticabili» che gli sarebbero state poste, in particolare sugli obblighi di riservatezza che avrebbero limitato lo scambio di informazioni con gli investitori coinvolti e con altri fondi che avrebbero potuto entrare in partita, informazioni a suo dire fondamentali per formulare una proposta vincolante.

In particolare Passera avrebbe voluto esaminare il portafoglio crediti in bonis, a suo dire una prassi usuale in questo tipo di operazioni straordinarie. Invece il board avrebbe fatto passare 20 giorni «in modo improduttivo», portando avanti solo un piano di «risanamento e rilancio» che però per Passera dovrebbe essere «più robusto», mentre è soltanto «rischioso» e oneroso.

La banca ha replicato in maniera secca: la proposta del 13 ottobre era «non vincolante, formulata per conto di investitori di cui non sono state rese note le generalità e non ancora “solidificata”» (citando lo stesso piano Passera). La decisione inoltre è «basata su argomentazioni infondate e incompatibili» con la necessaria «parità informativa tra i suoi potenziali investitori e di mantenere il controllo delle informazioni fornite agli stessi».

Stamattina a Milano si tiene un nuovo board di Mps, in conference call con Morelli dagli Usa. A margine potrebbero emergere novità sulla ricerca del candidato alla presidenza al posto di Tononi, da eleggere all’assemblea di giovedì 24. Tra i nomi che circolano, gli esterni Luigi Gubitosi e Lorenzo Bini Smaghi. Il vicepresidente Roberto Isolani non avrebbe dato la sua disponibilità, mentre ci sarebbero perplessità circa la nomina di Antonio Turicchi, già dirigente del Tesoro. Pure Alessandro Falciai non avrebbe mostrato interesse, anche se potrebbe coagulare il consenso dei soci.

Fabrizio Massaro

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