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Mps, parte il piano Morelli il cda è diviso su Passera

Il nuovo piano strategico del Montepaschi è stato approvato all’unanimità. «E’ un bellissimo piano», ha commentato un amministratore uscendo, tardi ieri sera, da una riunione di consiglio durata 12 ore. Dovrebbe incardinarsi sul ritorno all’utile netto per un miliardo nel 2019, grazie alla pulizia del libro crediti, al rafforzamento patrimoniale fino a 5 miliardi e a nuovi tagli dei costi del personale, con almeno altri 1.600 esuberi oltre ai 1.500 che restano da fare nel piano precedente.
I numeri non sono ufficiali: anche i sindacati hanno dovuto rinviare l’incontro con l’ad Marco Morelli, in agenda alle otto ieri sera ma rinviato perché il consiglio, contrariamente alle previsioni, non era finito. «S’è rivelato tecnicamente complicato discutere i punti all’ordine del giorno sulla convocazione dell’assemblea », commentano fonti legali. L’asino casca lì, perché il tentativo di far votare dai soci, probabilmente convocati il 24 novembre, una delibera più ampia possibile basata su tre cardini – aumento sul mercato, investitori perno e conversione di bond subordinati – da giostrare secondo convenienza, ha messo a dura prova i consiglieri riuniti a Milano. Al centro c’è l’aumento in Borsa, che nella bozza di delibera entrata in cda era «con esclusione o limitazione del diritto di opzione». Una formulazione vaga che potrebbe chiudere il varco al piano B di Corrado Passera e dei suoi fondi Usa. L’ex banchiere e ministro fino alla vigilia ha tenuto i contatti con Rocca Salimbeni e con gli advisor Jp Morgan, Mediobanca e Lazard; tuttavia l’idea di far confluire la sua proposta nella soluzione “ufficiale” sembra poco praticabile, per le differenze esistenti tra i due piani di salvataggio. Per esempio i sodali di Passera propendono per una ricapitalizzazione con diritto di opzione, e insistono per fare una vera perizia su tutti i crediti della banca, anche i circa 70 miliardi in bonis. La possibilità concreta, invece, è che la due diligence per aprire le porte ai fondi Atlas, Warburg Pincus sia negata, e Mps si limiti a concedere a Passera & C. un pacchetto informativo generico, lo stesso che potranno guardare da oggi in poi gli altri candidati compratori della banca (gli advisor stanno lavorando ai fianchi i fondi sovrani di Qatar, Kuwait e Cina).
La diatriba su Passera, che ha diviso anche i consiglieri Mps, ha comunque innescato effetti notevoli a Piazza Affari, dove si è preparata una vigilia più festosa di quella natalizia. Le azioni della banca nelle ore in cui il cda cercava di mettere le fondamenta del futuro hanno guadagnato un altro 28,28% fino a 0,34 euro (per consentire l’aumento si prepara comunque un raggruppamento azionario 1 a 100). Il rimbalzo è del 100% in una settimana, a colmare lo sprofondo creatosi fin dai guai vissuti a luglio con la vigilanza Bce e poi con l’Eba sugli stress test. Solo ieri ha cambiato padrone il 14,7% del capitale, in cinque sedute siamo al 50,7%. Tanti nuovi padroni preoccupano il management in vista dell’assemblea, però: serve un quorum minimo del 20%, e non è detto che ci si arrivi. Nella scorsa assemblea era presente il 31% del capitale: ma molti soci di peso hanno venduto. E gli hedge fund non hanno tra le priorità la frequentazione delle assemblee sociali. Anche per questo Mps sta valutando di ricorrere alla “sollecitazione di deleghe di voto”, avvalendosi di una possibilità introdotta nella legge una ventina di anni fa, e utilizzata una dozzina di volte da allora per le assemblee più calde (una rimasta famosa quella per contendersi la gestione di Impregilo). I volumi di questi giorni – dietro chi compra c’è sempre chi vende – servono soprattutto a far uscire gli investitori di lungo termine da Siena, limitando le perdite. Al loro posto si vedono chiudere le posizioni e portare a casa i profitti fondi avvoltoio come Attestor Capital, Bybrook Capital, Centerbridge Partners, Eton Park Fund, Eyck Capital Management, che comprano l’azione Mps per coprire precedenti acquisti di bond subordinati targati Siena; il contrario di quel che fecero in estate vendendo forte l’azione Mps e comprando quei bond che saranno convertiti in azioni a novembre. Anche questo è oggetto della delibera assembleare discussa ieri, ma anche qui la formulazione dovrebbe essere lasca, per valutare in seguito se coinvolgere il largo pubblico o solo gli istituzionali.

Andrea Greco

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