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Mps, parte l’aumento di capitale. E Berlino avverte: regole da rispettare

Cinque giorni per decidere il destino di cinque secoli di storia. Venerdì prossimo, al termine dell’aumento di capitale che si apre oggi, si saprà se il Monte dei Paschi di Siena, fondato nel 1472, potrà continuare ad andare avanti sulle sue gambe o se dovrà invece affidarsi al sostegno dello Stato per ottenere i cinque miliardi necessari per rispettare, dopo la cessione dei crediti deteriorati a prezzi inferiori a quelli di carico, i coefficienti patrimoniali imposti dalla vigilanza Bce.

Gli obbligazionisti avranno tempo per convertire i titoli in azioni fino alle 14 di mercoledì 21 dicembre, e lo stesso termine vale per i vecchi azionisti e il mercato, al quale è riservato il 35% dell’aumento, per sottoscrivere le nuove azioni. Giovedì alle 14 scade invece il termine concesso agli investitori istituzionali, tra i quali avrà un ruolo decisivo il Qia, il fondo sovrano del Qatar, che aveva ipotizzato l’investimento di un miliardo, per coprire il residuo 65% del nuovo capitale. Se l’operazione lanciata sul mercato non andasse a buon fine, cosa che a Siena e a Roma nessuno si augura, il Tesoro potrebbe intervenire sottoscrivendo le azioni inoptate.

L’attenzione sulla ricapitalizzazione del Monte, il cui cda si riunisce oggi a Milano, e a Siena venerdì, è massima. Non si esclude che in settimana il governo possa farsi autorizzare dal Parlamento l’emissione fino a 15 miliardi di nuovo debito per l’intervento, da estendere eventualmente alla ricapitalizzazione di altre banche in difficoltà. Dalla Germania uno dei consiglieri di Angela Merkel, Christoph Schmidt, ricorda che «i creditori della banca, e non i contribuenti, devono provvedere al soccorso». Regole che il Tesoro intende rispettare: in caso di ricapitalizzazione preventiva, come prevede la direttiva Ue, scatterebbe la condivisione degli oneri, con la penalizzazione di azionisti e obbligazionisti.

Mario Sensini

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