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Mps, paracadute pronto

Mentre si avvicina il salvataggio pubblico del Montepaschi, che ha dichiarato ufficialmente il fallimento dell’aumento di capitale da 5 miliardi di euro, quella di ieri è stata una giornata sull’ottovolante per il titolo in borsa. Le azioni Mps, più volte sospese nella prima parte della seduta, con flessioni fino a un minimo a 14,71 euro, hanno poi risalito la china fino a quota 17 euro, tornando nuovamente a scendere.

La chiusura ha registrato un calo del 7,48% a 15,08 euro.

Un analista ha evidenziato che le adesioni volontarie alla conversione dei bond sono ammontate a 2,45 miliardi di euro e che nessun anchor investor ha mostrato interesse a sottoscrivere la ricapitalizzazione. L’esperto aggiunge che il governo varerà il decreto che prevede un piano fino a 20 miliardi di euro per il comparto bancario.

Per Banca Imi un aumento precauzionale e la burden sharing, la conversione forzata delle obbligazioni, sono lo scenario più probabile. In ogni caso «la soluzione al problema Mps, a nostro avviso, potrebbe ridurre il rischio sistemico per il settore».

Intanto il prezzo dei bond subordinati Lower Tier II ha proseguito la discesa: quelli con scadenza 15 gennaio 2018 hanno archiviato la seduta a 45,85 euro rispetto ai 48,88 di mercoledì; quelli con maturity 21 aprile 2020 sono scesi a 45,78 euro (49,07), quelli con scadenza 9 settembre 2020 a 46,04 euro (49,23) e quelli con maturity maggio 2018 a 45 euro (46,75).

Un osservatore sottolinea che i titoli, soprattutto nelle ultime due sedute, «hanno iniziato a scontare un eventuale intervento dello stato con una netta discesa».

In serata l’istituto senese, a proposito della fallita ricapitalizzazione, ha chiarito che le banche d’affari coinvolte a vario titolo nel consorzio di collocamento e nell’operazione di cartolarizzazione, comprese JPMorgan e Mediobanca, non riceveranno alcuna commissione.

Inoltre i titoli conferiti in adesione alle offerte Lme (conversione dei bond in titoli azionari) saranno restituiti ai rispettivi portatori nei termini indicati nella documentazione di offerta. Il mancato perfezionamento dell’aumento di capitale, infatti, comporta il venir meno della cartolarizzazione e del complessivo esercizio di liability management su passività subordinate emesse o garantite dalla banca. Le precisazioni sono arrivate al termine di una riunione del consiglio di amministrazione svoltasi nel tardo pomeriggio a Milano.

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