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Mps, Padoan fiducioso “Soluzione di mercato lo Stato non interverrà”

La lunga estate del sistema bancario si avvicina al suo giorno decisivo. Domani, nella tarda serata, i 51 principali istituti di credito europei (di 15 paesi, di cui cinque italiani) conosceranno qualcosa di più del destino che li attende. Soprattutto, sapranno se il loro patrimonio è sufficiente per reggere eventuali crisi di sistema: l’Eba, l’autorità bancaria europea, comunicherà l’esito delle simulazioni che prevedono una indicazione delle stime dei coefficienti patrimoniali di ogni banca a fine 2018, in base ai dati comunicati a fine 2015. A conclusione, non ci sarà un elenco di “promosse” e “bocciate” come avvenne nei precedenti stress test del 2011 e del 2014. Ma soltanto indicazioni da parte dell’Eba che vanno intese come “suggerimenti” per eventuali interventi. Il che potrebbe comunque significare la necessità di correre ai ripari rafforzando il patrimonio. Secondo le previsioni degli esperti, delle cinque banche italiane quattro non dovrebbero avere problemi (Intesa, Unicredit, Banco Popolare e Ubi), mentre non sarà così per Mps.
Ma per mettere in sicurezza anche l’istituto toscano si sta già lavorando: i vertici della banca hanno presentato alla Bce un piano che prevede un aumento di capitale da 5 miliardi. Francoforte dovrebbe dare il suo benestare sempre domani, in tempo per il consiglio di amministrazione di Mps che deve dare il via all’operazione domani pomeriggio.
Particolarmente soddisfatto il Governo, perché sarà una soluzione di mercato senza un intervento dello Stato, come ha ribadito anche ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: «Il sistema bancario italiano – ha dichiarato rispondendo a una interrogazione a Montecitorio presentata da Fratelli d’Italia proprio sul caso Mps – è in grado di implementare soluzioni di mercato sostenibili ed efficaci di fronte ad eventuali fabbisogni di aumento di capitale e lo smaltimento di sofferenze, anche sfruttando strumenti messi a disposizione dal governo come la garanzia sulle cartolarizzazioni di sofferenze, i cosiddetti Gacs, gli schemi che prevedono un’accelerazione delle risoluzioni concorsuali e naturalmente strumenti del settore privato come il Fondo Atlante».
Secondo indiscrezioni, il piano (su cui stanno lavorando JpMorgan e Mediobanca), è condizionato al trasferimento di 10 miliardi di sofferenze nette (27 lorde) nelle mani del fondo Atlante 2, che a breve dovrà trovare una nuova dotazione per almeno 3,5 miliardi. In sostanza, Mps si sgraverà di un bel pacchetto di crediti incagliati o non più esigibili, ridurrà gli accantonamenti e tornerà a essere profittevole, attirando investitori per l’aumento. Per arrivarci si studia un prestito ponte a cui sta lavorando un pool di 6-8 banche. Tutte notizie che ieri hanno fatto guadagnare al titolo il 2,66% in Borsa.

Luca Pagni

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