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Mps, ondata di vendite sull’aumento

Al secondo giorno di contrattazione, l’aumento di capitale da 3 miliardi di Mps continua a registrare un andamento anomalo, frutto della natura iperdiluitiva dell’operazione. Tuttavia, diversamente dall’avvio al rialzo di lunedì, ieri sul titolo si sono registrate forti vendite. Le azioni hanno perso infatti il 16,82%, a 1,78 euro, tra scambi pari al 22,4% del capitale (54 milioni di pezzi), con i diritti che hanno ceduto il 9,28% a 5,57 euro, tra scambi pari al 9,77%. Al di là delle dinamiche tecniche, per capire l’umore del mercato nei confronti dell’operazione val la pena seguire il trend del valore complessivo delle azioni (su cui pesano soprattutto i diritti, a cui si aggiungono le azioni rettificate): in questo caso il valore continua a scendere sotto la pressione delle vendite. Se alla partenza dell’operazione valevano 9,448 euro, ieri il prezzo era arretrato complessivamente a 7,55 euro. Di fatto, si tratta di un calo del 20% circa. «Mi sembra che il mercato stia reagendo come ha reagito la volta scorsa e quindi ci vorrà qualche giorno di assestamento», ha detto ieri l’amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, a margine dell’assemblea di Bankitalia. Il manager si è detto anche «fiducioso che il lavoro venga poi apprezzato e quindi che (l’aumento di capitale, ndr) si concluda positivamente».
La reazione ribassista di ieri potrebbe essere puramente tecnica, alla luce di una maxi emissione di 2,55 miliardi di azioni a fronte dei 255 milioni di pezzi oggi esistenti. Agli azionisti, infatti, sono offerte 10 azioni ordinarie per ogni azione posseduta, al prezzo di 1,17 euro ciascuna, con uno sconto sul Terp del 38,9%, superiore al 35,5% applicato lo scorso anno, quando l’aumento fu di 5 miliardi.
Al di là dell’aspetto tecnico, tuttavia, sulla performance delle azioni potrebbe aver pesato, secondo alcune letture, anche la notizia del ridimensionamento del patto di sindacato. Da un avviso pubblicato su alcuni organi di stampa si è appreso infatti che il patto parasociale che lega la Fondazione Mps, Btg Pactual e Fintech è sceso dal 9 al 5,48%. Nel dettaglio, la Fondazione ha conferito al nuovo patto l’1,52% del capitale del Montepaschi, Fintech il 2,74% e Btg Pactual l’1,52%. Fuori dall’accordo parasociale, i pattisti detengono anche quote libere, pari all0 0,027% per Palazzo Sansedoni, l’1,75% per Fintech e lo 0,59% per Btg. Se è vero che l’assottigliamento del Patto può essere la spia di un allentamento della presa da parte degli azionisti che fino ad oggi hanno guidato la banca, è anche vero che oggi agli occhi degli investitori «l’istituto potrebbe apparire più contendibile, e per questo rivelarsi più appealing in prospettiva», segnala un analista.
Resta il fatto che lunedì sera, la Fondazione Mps ha annunciato ieri in una nota di esser scesa all’1,55% della banca senese e di voler sottoscrivere l’aumento di capitale in corso per tale quota. La discesa dal precedente 2,5% del capitale è un «punto di equilibrio tra l’esigenze patrimoniale e territoriale», ha commentato il presidente della Fondazione Mps, Marcello Clarich, secondo cui comunque la sottoscrizione dell’aumento «è un segno di fiducia» verso il Monte. Stesso giudizio da parte dell’ad Viola, secondo cui la scelta di Palazzo Sansedoni di aderire all’aumento «è una buona notizia» che «conferma che l’enorme lavoro fatto negli ultimi 3 anni» che è stato «apprezzato».

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