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Mps, offerta di Passera con Ubs sponsor

Corrado Passera e il colosso svizzero Ubs scendono in campo su Mps. L’ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo ha presentato una proposta formale per il rilancio della banca toscana. Il piano ha il sostegno finanziario del gruppo svizzero Ubs, oggi guidato dal ceo Sergio Ermotti, anche se sull’operazione c’è la firma di Andrea Orcel.

La proposta – contenuta in due lettere, una di Passera, l’altra di Ubs – è stata ricevuta dal presidente di Mps, Massimo Tononi, e oggi dovrebbe essere illustrata dallo stesso Passera al consiglio di amministrazione convocato a Siena per l’esame dei conti semestrali, consiglio che è già al corrente dell’articolata proposta, contenuta in quattro fogli. La gran parte delle risorse finanziarie dell’operazione, di cui tuttavia non si conoscono i dettagli, risulta garantita da Ubs che però non avrebbe un ruolo diretto nell’acquisizione della terza banca italiana. Ubs si è limitata a un «no comment» ieri sera. Passera, che avrebbe messo a punto l’ingegneria finanziaria dell’operazione, è l’uomo di punta del misterioso acquirente (forse una cordata di fondi Usa) e presumibilmente il candidato a gestire la banca. La notizia è arrivata ieri sera, alla vigilia di una giornata che già sarebbe stata memorabile per il Monte. Per oggi infatti Siena attendeva il via libera dalla Banca centrale europea al piano di salvataggio presentato a Francoforte a inizio settimana, messo a punto con gli advisor Jp Morgan e Mediobanca, che prevede il coinvolgimento del fondo Atlante e un aumento di capitale da 5 miliardi. Poi, ci sarebbe stato il consiglio per l’approvazione dei conti al 30 giugno, che avrebbe dato anche il formale via libera all’operazione di ricapitalizzazione della banca e in serata, alle 22, sarebbe arrivato il momento dell’Eba, l’Autorità bancaria europea, con la pubblicazione dei risultati degli stress test sulle 53 maggiori banche europee, tra cui Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi, Banco Popolare e Montepaschi.

Adesso, alla luce della proposta di Passera, cambia tutto ancora una volta. Se Ubs garantirà sufficiente forza finanziaria al progetto, i problemi del Monte potrebbero essere risolti senza l’intervento del fondo Atlante, né dell’aumento di capitale per il quale nei giorni scorsi sono state contattate una ventina di istituzioni finanziarie, al fine di comporre il consorzio di garanzia.

In un momento di estrema discontinuità – la Fondazione Mps, che oggi ha l’1,49 per cento del capitale, ha già fatto sapere che non parteciperà all’annunciato aumento – la proposta Passera-Ubs apporta ulteriore incertezza a una vicenda che si è protratta troppo a lungo. Cosa accadrà oggi? I vertici del Monte hanno un dossier bollente sul tavolo e sta a loro decidere il futuro della banca più antica del mondo. Per una volta, prescindendo dalla Bce, che però è chiamata a vigilare sulla consistenza dell’offerta presentata. Il «piano B» per il salvataggio del Monte, un piano di mercato, potrebbe cambiare per sempre il corso della secolare storia della banca senese.

Mario Gerevini Stefano Righi

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