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Mps, offerta di Zonin per il 60% di Biverbanca

di Cesare Peruzzi

FIRENZE
La Banca Popolare di Vicenza ha presentato a Banca Mps un'offerta non vincolante per rilevare il 60% di Biverbanca, da tempo sul mercato. Con questa mossa, il cui controvalore si aggira intorno ai 200 milioni, il gruppo Veneto presieduto da Gianni Zonin formalizza l'interesse a rilevare il controllo della banca biellese e si prepara a svolgere la due diligence sui conti dell'azienda che ha 122 sportelli, 770 dipendenti e un forte radicamento in Piemonte.
«Il nostro consiglio d'amministrazione ha dato il via libera a questo passo nella seduta di martedì scorso», conferma Zonin. «Con il controllo di Biverbanca – aggiunge – possiamo rafforzare in modo significativo la rete del gruppo nel Nord-Ovest del Paese, dove oggi abbiamo 40 agenzie: se l'operazione andrà in porto, raggiungeremo nell'area una presenza sufficiente, anche se migliorabile».
La notizia non piacerà a Luigi Squillario, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, che insieme a quella di Vercelli possiede il 40% di Biver (rispettivamente il 33,5% e il 6,5%) e non più tardi di mercoledì, ribadendo la volontà di «non cedere la quota» in mano alle istituzioni locali, aveva detto di preferire «un socio di maggioranza come il Credit Agricole, che ha il dna di una cassa di risparmio, piuttosto che una popolare» .
In realtà, pur rivendicando l'appartenenza al modello delle banche popolari, la Vicentina ha da poco incorporato senza traumi la Cassa di Risparmio di Prato e, nelle dimensioni attuali (650 sportelli, 5.600 dipendenti e 35 miliardi di attivo), è il risultato di numerose fusioni realizzate con successo nel corso della sua storia: con le popolari di Venezia, Castelfranco, Trieste, Belluno e Udine, negli anni '90, fino a quelle con Popolare Trapani e la Banca Nuova di Palermo nell'ultimo decennio.
«Guardo a una dimensione nazionale che nel breve-medio termine possa raggiungere gli 800 sportelli e nel lungo i mille, avendo grande attenzione e rispetto per le specificità delle banche che hanno partecipato e prenderanno parte al processo d'integrazione del gruppo», spiega Zonin. «Per questo siamo interessati a completare la rete nelle regioni dove siamo scoperti, come Umbria, Marche, Abruzzo, Campania e Puglia – continua -. Se concluderemo l'affare Biver, la mossa successiva sarà nel Centro Italia».
I grandi gruppi razionalizzano cedendo sportelli e attività, mentre la Popolare di Vicenza va in controtendenza e punta a crescere. «Negli ultimi quattro anni siamo stati fermi, adesso è il momento di cogliere le opportunità che il mercato offre – sottolinea il presidente -. La dimensione a cui guardiamo ci permetterà di restare snelli e di migliorare l'efficienza, sviluppando anche la rete internazionale che passerà presto da cinque a sei uffici con l'apertura di Mosca. Senza dimenticare la difesa dell'italianità del settore – dice ancora -: agli attuali valori di Borsa e con le difficoltà del mercato, il nostro Paese rischia di essere terra di conquista per i gruppi stranieri. Motivo in più per provare a giocare un ruolo strategico».
Resta da vedere se all'azione della Vicentina per conquistare Biverbanca seguiranno contromosse degli altri teorici pretendendi: da Veneto banca a Carige a Ubi, fino all'Agricole. E resta da capire quale sarà l'atteggiamento di Siena rispetto all'offerta di Zonin. Non più tardi di pochi giorni fa, infatti, il direttore generale di Montepaschi, Fabrizio Viola, aveva indicato come «prematuro» il dossier sulla vendita dell'azienda piemontese. Ma adesso c'è un'offerta.

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