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Mps, nuovo volo a Piazza Affari

Il titolo di Banca Monte dei Paschi di Siena continua a rimanere sull’ottovolante. Dopo aver registrato un rialzo del 43% nei primi due giorni dell’aumento di capitale, e un successivo assestamento nella seconda metà della scorsa settimana (con un crollo di oltre il 20%), da lunedì scorso il titolo è tornato a registrare forti rialzi. Ieri i prezzi della banca senese hanno infatti chiuso in progresso del 15,8% a 2,562 euro, dopo che il titolo è stato sospeso più volte durante la seduta per eccesso di rialzo. Molto intensi gli scambi, pari a 30 milioni di pezzi trattati. A finire nei portafoglio degli investitori sono stati però anche i diritti per la sottoscrizione dell’aumento di capitale: l’opzione ha infatti segnato un incremento finale del 7% a 19,57 euro, con scambi pari a 8 milioni.
Le ragioni delle anomalie
L’andamento fortemente volatile del titolo, concordano gli analisti, continua ad essere frutto delle caratteristiche fortemente diluitive dell’aumento di capitale. E che ieri hanno spinto molti operatori a comprare titoli per ricoprirsi rispetto alle posizioni aperte sul mercato dei derivati.
Per capire le motivazioni tecniche bisogna fare un passo indietro. L’operazione Mps prevede infatti l’emissione di 5 miliardi di nuove azioni a fronte di 116 milioni esistenti. Uno squilibrio che ha generato un effetto “ottico”, in base al quale il prezzo di sottoscrizione delle nuove azioni (cosiddette “cum”) risultava nettamente inferiore al prezzo di mercato delle azioni in circolazione prima dell’avvio dell’aumento (“ex”). Questo “abbaglio” – che faceva ritenere che le nuove azioni fossero offerte a prezzi molto vantaggiosi – ha spinto molti investitori retail a comprare il titolo soprattutto in avvio di ricapitalizzazione, generando così rialzi che a loro volta hanno generato altri rialzi.
Il mercato delle opzioni
Il trend rialzista sul mercato delle azioni ha però acceso un altro incendio sul mercato parallelo dei derivati, e in particolare su quello delle opzioni. Diversi operatori che hanno comprato delle call (opzione a comprare) su Mps, alla luce dei balzi dei titoli, hanno improvvisamente avuto interesse a esercitarle. Dall’altra parte, il venditore del contratto, per consegnare i titoli esercitati si è trovato a doverli acquistare sul mercato per chiudere la posizione. Il guaio è che i titoli scarseggiano: sul mercato oggi esistono solo 116 milioni di pezzi, e non i cinque miliardi che saranno esistenti solo alla fine dell’aumento. Questa scarsità è alla base anche dei rialzi di ieri: gli operatori che dovevano chiudere le opzioni, li chiedevano generando rialzi che alimentavano altri rialzi. Lo scenario potrebbe protrarsi anche per i prossimi giorni, «almeno fino al 20 giugno quando andranno a scadenza la metà dei circa 80mila contratti in essere sul titolo Mps, che hanno come sottostante circa 60 milioni di azioni Mps», spiega un osservatore indipendente del mercato.
Proprio per tentare di depressurizzare la domanda di titoli, ieri tre soci di Mps – Fondazione Mps, BTG Pactual e Fintech – hanno dato in prestito la quasi totalità delle proprie quote detenute nella banca senese fino al 3 luglio, come segnalato da Consob. Nel dettaglio il 10 giugno Btg ha dato in prestito l’1,968% della quota del 2,112% posseduta in Mps, il 12 giugno la Fondazione ha dato in prestito l’intera partecipazione del 2,5%, il 16 giugno Fintech ha dato in prestito il 4,494% (sul 4,5% posseduto). Con questa mossa, i tre soci non solo traggono profitto dall’operazione in sè, ma provano anche ad allentare le tensioni dando la possibilità di avere in prestito le azioni a quanti hanno avuto difficoltà a ricoprirsi proprio sul mercato delle opzioni.
Il rapporto tra le azioni e i diritti lascia prefigurare comunque nuovi scossoni in Borsa, alla luce del disallineamento dei prezzi. Se ci si basa sul prezzo attuale del diritto, pari a 19,57 euro, l’azione Mps dovrebbe valere in Borsa 1,45 euro, ovvero circa il 43% in meno delle quotazioni attuali, pari a 2,562 euro.

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