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Mps, nuove svalutazioni e clienti in fuga

Si chiude con 3,38 miliardi di perdite e 14,7 miliardi di deflussi dai conti correnti l’annus horribilis di Mps, l’ultimo della gestione privata della banca. Colpa di nuove svalutazioni per 4,5 miliardi e perdite legate alle stesse per 2,49 miliardi, che hanno originato due terzi del rosso dell’esercizio. Ma dopo l’ennesima pulizia -compresa l’ultima coda del derivato Alexandria- l’istituto guidato da Marco Morelli ha raggiunto una copertura delle sofferenze pari al 64,8% che dovrebbe metterlo al riparo da nuove ed eventuali future svalutazioni. Tuttavia, il persistere della situazione di crisi, ha fatto scappare i clienti verso istituti più solidi, anche alla luce di quanto successo con Banca Etruria e le 4 banche commissariate, piccoli e grandi clienti hanno portato i loro risparmi altrove. La raccolta diretta a dicembre era quindi scesa a 105 miliardi (14,7 in meno dello stesso periodo 2015) e anche quella indiretta, era diminuita di 8 miliardi a 98,2 miliardi, per colpa del calo del risparmio amministrato, che non è stata compensata dalla crescita di quello gestito. Ciò nonostante ancora ieri Marcello Clarich, ripeteva «da presidente della Fondazione Mps sono contrario alla pubblicazione della lista dei grandi creditori della banca», quelli che non onorando i loro impegni, hanno messo in ginocchio Mps. Ma secondo Clarich «il rapporto di confidenzialità e riservatezza con la propria banca è fondamentale». Morale: a fine anno l’indice di solidità della banca Common equity (ancorché «transistional ») è sceso all’8% sotto il livello di guardia che la Bce fissa al 10,75% e rispetto al 12% dello stesso periodo 2015. Su richiesta della Consob l’istituto ha poi fatto sapere che il piano di ristrutturazione «è in corso, mantenendo, in continuità con il piano industriale 2016-2019, le principali linee strategiche focalizzate sulla riduzione del profilo di rischio della banca». Insomma il nuovo piano che prevede una partecipazine dello Stato fino a 6,6 miliardi di euro, sarà in continuità con quello vecchio varato a fine ottobre, e quindi prima di sapere che le condizioni per procedere sul mercato con un aumento di capitale da 5 miliardi non ci sarebbero state. Alla luce del testo approvato dal Senato del decreto Salvarisparmio, si va profilando anche la composizione del futuro azionariato della banca toscana. Lo Stato dovrebbe rilevare i due terzi del capitale di Mps iniettando 6,6 miliardi di euro nelle casse dell’istituto, mentre ai possessori di bond subordinati andrà circa un quarto del totale. E questo perché stando al testo del decreto, gli obbligazionisti diventeranno azionisti in base al prezzo pagato per le obbligazioni, e non al valore di emissione delle stesse, un modo per evitare di premiare la speculazione. Secondo Equita anche se così per gli obbligazionisti è meno conveniente diventare soci di Mps, l’operazione resta comunque interessante perchè ai futuri azionisti verrà offerto uno sconto sulle nuove azioni compreso tra il 15 e il 25% .

Sara Bennewitz

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